Napolitano: la Fiat ascolti e si confronti
ROMA. Napolitano risponde alla lettera dei tre operai di Melfi che la Fiat non ha reintegrato nonostante l'ordinanza del giudice: «Superare il grave episodio e rimettersi all'autorità giudiziaria».
Quella del Quirinale non è una risposta formale perchè il presidente chiede alla Fiat di far lavorare i tre operai. Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, lo ringrazia per «la sua grande sensibilità nei confronti del mondo del lavoro».
«Ho letto con attenzione la lettera che avete voluto indirizzarmi - scrive Napolitano a Barozzino, Lamorte e Pignatelli - e non posso che esprimere il mio profondo rammarico per la tensione creatasi alla Fiat Sata di Melfi in relazione ai licenziamenti che vi hanno colpito e, successivamente, alla mancata vostra reintegrazione nel posto di lavoro sulla base della decisione del tribunale di Melfi». Il Presidente si rimette, come hanno fatto i legali della Fiom, all'autorità giudiziaria «proprio per rispetto di quelle regole dello Stato di diritto a cui voi vi richiamate». Dopo aver affermato di comprendere «molto bene come consideriate lesivo della vostra dignità percepire la retribuzione senza lavorare», Napolitano si rivolge direttamente al Lingotto: «Il mio vivissimo auspicio - che spero sia ascoltato dalla dirigenza della Fiat - è che questo grave episodio possa essere superato» per creare le condizioni di «un confronto pacato e serio su questioni di grande rilievo come quelle del futuro dell'attività della maggiore azienda manifatturiera italiana».
Per tutta la giornata la Fiat è stata sottoposta a critiche e pressioni perchè recepisca l'ordinanza del giudice. Insieme si sono trovati il ministro Mattioli e la Cgil nel chiedere il rispetto della sentenza. Al governo e ai sindacati si unisce anche Avvenire. Il quotidiano dei vescovi in un editoriale scrive che la Fiat ha sbagliato «volutamente e coscientemente» consapevole di esporsi a «nuove denunce».
I tre operai reintegrati dal giudice - che l'azienda vuole retribuire senza consentire loro di lavorare - ieri non sono entrati in fabbrica. Attendono di conoscere la decisione del giudice sulla denuncia presentata lunedi dalla Fiom contro l'azienda per inottemperanza alla sentenza di reintegro del 9 agosto. Giovanni Barozzino, uno dei tre, ieri ha volantinato davanti ai cancelli dello stabilimento.
Nel governo si scontrano apertamente linee diverse. Al silenzio di Sacconi, una sorta di equidistanza, si contrappone la presa di posizione del ministro dei trasporti Altero Matteoli: «Le sentenze vanno rispettate anche quando non ci fanno piacere. Se il nostro è uno stato di diritto, non lo può essere a fasi alterne. C'è una sentenza e va rispettata». La Cgil ritiene che la Fiat abbia deciso «di giocare una provocazione», spiega la vicesegretaria Susanna Camusso. E Maurizio Landini, il leader della Fiom commenta: «La Fiat con noi non tratta e chiede extraterritorialità nei suoi stabilimenti».