Steffè: Pavia nel gruppo di chi può salvarsi


PAVIA. «Omegna è un gradino sopra le altre, Pavia sarà nel gruppone di quelle che inseguono il sesto posto. Raggiungerlo sarà come vincere il campionato»: la vede cosi la prossima stagione Furio Steffè, coach di Castelletto ed ex allenatore di Vigevano (stagione 2007/08).
Coach Steffè, cosa deve aspettarsi il pubblico di Pavia dalla A dilettanti?
«Perdere la serie A dà sconforto, ma questo campionato è tatticamente simile a quelli professionistici, ha tanti bravi coach, la qualità dei giocatori non è poi cosi inferiore e si vede più gioco di squadra perché non c'è l'americano che prende il pallone e non lo passa mai».
I difetti?
«Cambia formula quasi ogni anno e questo lo rende non semplice da seguire. L'obbligo dei 4 under, che diventeranno 6 nelle prossime stagioni, ha falsato il mercato perché finché sei nell'età della fascia protetta trovi ingaggi alti e giochi, poi invecchi e non trovi squadra o prendi la metà. Con queste regole si finisce per sovrastimare certi giocatori solo perché hanno l'età giusta».
Ma per le squadre cosa significa?
«Significa che non è facile costruire il gioco di squadra, anche perché tra poco arriveremo a fare scelte forzate per gli under».
Si spieghi.
«Voglio dire che i giovani diminuiscono anno dopo anno, soprattutto quelli di talento, e quindi tra non molto saremo costretti a prendere un giocatore solo perché ha l'età giusta, non per quello che sa fare».
Quindi non è favorevole alla formula dei posti riservati per gli under?
«No, credo che debba giocare chi lo fa meglio. I giovani intelligenti preferiscono scendere di categoria e andare dove possono restare in campo 20-25' invece di occupare un posto solo perché gli è stato riservato».
Lei cosa farebbe?
«Dobbiamo invertire la rotta. Sempre più spesso i presidenti rinunciano ai general manager, che lavorano proprio per dare un futuro alla società. Le società devono ricominciare a costruire un movimento, il che significa tornare nelle scuole a reclutare i giovani e investire sui settori giovanili. Una volta il bacino d'utenza era enorme, il che portava gli allenatori a poter scegliere».
Come valuta le squadre del girone?
«Omegna è la più forte, poi vengono Brescia e Piacenza. Un gradino sotto ci sono Trento e la Virtus Siena, nonostante abbia sette under. Poi c'è un gruppone di squadre, tra cui anche Castelletto e Pavia a caccia del sesto posto, l'ultimo utile per evitare i play out».
Come giudica Pavia?
«Ha un'ossatura concreta, con pochi fronzoli. E poi ha Biligha, che è uno dei prospetti più interessanti degli Under 20. Lo so perché l'ho avuto in nazionale e ha disputato un grande Europeo (Steffè è assistente di Sacripanti nella nazionale giovanile, ndr)».
Differenze tra i gironi?
«Quello Nord è più tattico, al Sud si sente di più il fattore campo».

Claudio Malvicini