Burocrazia «amica» solo per il Nord
ROMA. La burocrazia fa bruciare alle imprese 16,6 miliardi di euro l'anno. E il suo peso spacca l'Italia, con il Nord che ha una pubblica amministrazione amica e un Centro-Sud costrette a combattere con un ambiente difficile. E' la fotografia scattata da Confartigianato, che ha stilato una classifica su tempi e costi per fare impresa, assegnando il podio a Ravenna, Reggio Emilia e Prato, mentre Catanzaro, Roma e Cosenza sono agli ultimi posti. Confartigianato ha misurato la qualità dei servizi pubblici (dai pagamenti online ai tempi di pagamento della P.A. alle aziende) necessari per avviare e gestire un'attività imprenditoriale.
Il risultato è che le aree con il contesto più adatto risultano tutte al Nord, mentre le provincie con il maggior peso di burocrazia sono invece al Centro-Sud. Nonostante gli esempi virtuosi, Confartigianato conferma le proprie «preoccupazioni per il costo complessivo della burocrazia a carico delle imprese»: le aziende dei settori manifatturiero, costruzioni e servizi «bruciano» 16,629 miliardi di euro l'anno, pari a circa un punto di Pil, equivalente ad un costo medio per azienda di 12.334 euro. Tutto ciò condanna l'Italia al penultimo posto tra le 30 economie avanzate per la facilità di fare impresa, davanti solo alla Grecia, e al 78/mo posto nella classifica mondiale. A livello mondiale le peggiori performance dell'Italia vanno dalla soluzione giudiziale delle controversie commerciali (156/mo posto) ai tempi di pagamento di imposte e contributi (136), dall'assunzione personale (99) all'accesso al credito (87) e alla concessione di licenze edilizie (85). Per i tempi di avvio di una nuova impresa si colloca al 75/mo posto.