Il Pdl a Napolitano: subito elezioni

ROMA. O Berlusconi o il voto. Il Pdl detta a Giorgio Napolitano le sue condizioni per la ripresa politica con una durissima nota congiunta firmata dai capogruppo. E' il terzo diktat in pochi giorni contro il capo dello Stato. «Ipotizzare governi tecnici senza consenso elettorale sarebbe visto come una manovra di palazzo lontana dal mandato del popolo», tuona il Pdl. L'opposizione attacca: maggioranza eversiva, Cicchitto e Gasparri come i «bravi manzoniani».
Il giorno dopo la nota del Quirinale contro il vicecapogruppo del Pdl Bianconi che lo aveva accusato di «tradire» la Costituzione, il Pdl torna a dettare la linea al Colle. «Nessuno sta forzando e nemmeno pensa di forzare la mano al capo dello Stato ma è indubbio che nel nostro sistema bipolare i cittadini trovino sulla scheda anche il nome del premier», scrivono Cicchitto e Gasparri, «per questo è importante fare chiarezza. Deve esserci da parte di tutti un tentativo positivo di riprendere con incisività l'azione di governo, ma qualora non vi fossero i numeri per consentire alla maggioranza di procedere con i quattro, cinque punti, allora la soluzione dovrà essere quella di ricorrere alle urne».
Silvio Berlusconi dunque ha scelto la linea dello scontro frontale anche con Giorgio Napolitano che, ancora ieri, stufo delle continue intimidazioni e pressioni subite da parte di ministri e esponenti del Pdl, ha sollecitato chi pensa che stia tradendo la Carta a uscire allo scoperto e a chiedere le sue dimissioni. E poco importa che Umberto Bossi invochi prudenza. «Napolitano è una persona che sta bene dove sta, non bisogna esacerbare, dobbiamo fare le riforme e abbiamo bisogno di un presidente che non sia contro di noi», avverte il leader del Carroccio. Il vertice della maggioranza convocato da Berlusconi per venerdi, in pieno agosto, si chiuderà facendo cadere nel vuoto l'ultimatum di Napolitano, deciso a difendere fino in fondo il suo ruolo da garante contro chi vuole far prevalere una presunta «Costituzione materiale» sulla vera Carta. «Non esiste l'elezione diretta del presidente del Consiglio e questo non ha il potere di sciogliere le Camere e tanto meno di indire le elezioni», ricorda Filippo Penati, capo della segreteria di Bersani. Per Penati qualsiasi interpretazione diversa della Carta sarebbe chiaramente eversiva.
«Quello che si va annunciando è un autoribaltone, non esiste nessuno dentro la maggioranza che intenda ribaltare il governo uscito nel 2008: i finiani non stanno facendo quello che fece Bossi nel 1994», attacca Benedetto Della Vedova. Secondo Della Vedova è il Pdl alla ricerca di un incidente parlametare per settembre per buttare fuori Fini e finiani. «E' ovvio che, in questo quadro, il capo dello Stato non sarebbe tenuto a ratificare i pesantissimi esiti istituzionali di questo inaudito ribaltone».
Durissima anche la reazione dell'opposizione che denuncia la strategia eversiva del Pdl. «Il presidente del Consiglio e il governo possono dare le dimissioni o chiedere la fiducia al Parlamento, ma tutto ciò che avviene o finisce un minuto dopo le dimissioni o la fiducia da parte delle Camere è, secondo la Costituzione, nelle mani del capo dello Stato», aggiungono in una nota congiunta Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, capogruppo Pd al Senato e alla Camera.