L'oratorio resta senza preti

VOGHERA. La crisi delle vocazioni mette in forse la sopravvivenza dell'oratorio del Duomo di via Bellocchio 13. Aperto nel lontano 1945 e gestito dai padri Canossiani, per la riapertura di settembre è in cerca di nuovi volontari che ne garantiscano l'apertura e le regolari attività annuali.
Per la prima volta nella storia a occuparsene potrebbero essere laici, catechisti o animatori, e non dei religiosi. La sede generale della congregazione ha richiamato padre Pietro, storico motore del centro, costringendo la parrocchia di San Lorenzo Martire a bussare alla porta della diocesi di Tortona. Il vescovo, monsignor Martino Canessa, studia il caso.
Intanto arriva una promessa: «L'oratorio non chiuderà - assicura il parroco del Duomo Gianni Captini - l'addio dei Canossiani è solo di un altro doloroso passaggio causato dalla mancanza di sacerdoti». Il sacerdote, allarga il campo, e invita a riflettere: «Abitiamo in una zona in cui c'erano 20 preti, oggi siamo ai minimi storici. Solo nel Duomo di Voghera, un tempo, lavoravano 6 preti».
Numeri e problemi che, a volte, sfuggono alla comprensione della gente. «L'oratorio è del Duomo - sottolinea Captini -, se sarà necessario continueremo l'attività con una staffetta di laici». Il sogno dei parrocchiani, però, sarebbe quello di ottenere dalla diocesi tortonese un vice parroco da dedicare al servizio in oratorio. Gli animatori del Grest dell'oratorio chiedono che in via Bellocchio si continui a fare aggregazione. A farsi portavoce dei giovani dell'oratorio è Cecilia Bernini: «La storia del centro di via Bellocchio non deve finire. Solo d'estate ci sono 200 ragazzi che varcano la soglia dell'oratorio. Dispiace che la notizia del richiamo di padre Pietro arrivi nel bel mezzo di agosto, quando la gente è in ferie e l'attenzione sui problemi della città è minima. Sarebbe stato auspicabile avere un po' di preavviso, prima, per organizzare un passaggio di consegne più sereno». Se il pericolo di una chiusura dell'oratorio sembra uno spettro lontano, i ragazzi che credono ancora in un divertimento non fatto solo di videogiochi ed eccessi prendono la parola per chiedere al vescovo un aiuto, una risposta, di garantire un futuro a uno degli oratori più storici e affollati di Voghera. Una città da 40mila abitanti, dove molti giovani di tutte le etnie rivendicano da tempo spazi che non trovano. In città non esiste neppure un centro d'aggregazione giovanile comunale. Era uno dei crucci del defunto assessore comunale Giovanna Bertelegni e della giunta di centrosinistra guidata dall'ex sindaco Carlo Scotti. Ad oggi l'unica risposta pubblica, alternativa all'oratorio, è la fondazione Adolescere, diretta da Gianni Schiesaro. Nel centro di viale Repubblica 25 divertimento, cultura, aggregazione e studio delle relazioni si fondono in uno. Ma i teenager vogheresi chiedono di più.

Emanuele Bottiroli /