MINIERE, SANGUE E KALASHNIKOV


Negli anni Novanta una sorta di benedizione divina, i diamanti, si trasformarono nella maledizione dell'Africa. Guerre, mutilazioni, orrori che tornano oggi sotto i riflettori col processo a Charles Taylor.
Le guerre in Sierra Leone, in Liberia, nella Repubblica democratica del Congo o in Angola avevano tutte in comune i «diamanti di sangue» come un giornalista americano, Greg Campbell, li ha chiamati in un libro fortunato e terribile che ha ispirato un famoso film con Leonardo Di Caprio. Paradossalmente si è tornati a parlare di diamanti adesso proprio per via di una Campbell: Naomi, la supermodella che con Greg non ha nulla a che spartire, ma a quanto pare coi diamanti di sangue che passarono nelle mani di Taylor si.
In Sierra Leone i diamanti li trovarono negli anni Trenta ma è sessant'anni dopo che arriva il loro momento. Con la guerra. L'estrazione è controllata dal Ruf, il Fronte unito rivoluzionario di Foday Sankoh, che finanziava la sua battaglia personale contro il regime di Freetown coi soldi del contrabbando delle pietre.
Ma è anche vero che la guerra serviva ad alimentare il commercio illegale che contrabbandava i diamanti oltre confine dove Gambia, Liberia e Costa d'Avorio si occupavano di «ripulirli» dal sangue corso a fiumi per il loro controllo nel paese di estrazione.
Uscite dalla Sierra Leone, le pietre venivano infatti «certificate» come «africane», ossia provenienti da un altro paese non in conflitto. Un affare soprattutto per la Liberia ma anche per trafficanti mediorientali, guerriglieri africani, tagliatori orientali, contrabbandieri di ogni nazione, mercanti belgi, americani, israeliani. Le miniere sierraleonesi, tra il 1994 e il '99, durante il pieno controllo del Ruf, lavorarono a pieno regime difese dai kalashnikov di Sankoh.
La Liberia garantiva l'intero traffico illegale e traeva profitto dalla guerra dei diamanti. Fino a che in qualche modo l'area è stata pacificata, il conflitto in Sierra Leone è finito e Charles Taylor è stato arrestato. Ne è nato il cosiddetto «Processo di Kimberley», dal 2000 sotto l'egida dell'Onu per garantire provenienza e certificazione delle pietre maledette.

Emanuele Giordana