«Vi racconto il mio inferno quotidiano»
ROMA.E' una vessazione quotidiana, un mandar giù rabbia giorno dopo giorno fino a quando non ce la fai più e allora scoppi. E magari blocchi i binari, come è successo in passato. Vita dura quella del pendolare.
Se chiedi a uno di loro di raccontare il suo calvario quotidiano, comincia a mettere in fila una serie di angherie lunga come un rosario: ritardi, treni vecchi che sono forni d'estate e frigoriferi d'inverno, scarsa pulizia dei vagoni, bagni impraticabili. Ma anche nessuno che ti dia mai uno straccio di informazione, magari per tempo. «E la cosa peggiore è che non si vede l'uscita dal tunnel. Sono anni che va avanti cosi e non cambia mai niente», dice sconsolato Ettore Fittavolini, presidente dell'associazione pendolari di Piacenza. Su 2.600.000 persone che ogni giorno salgono su un treno, il 95% è composto da pendolari eppure nonostante questo sono considerati viaggiatori di serie B.
«Vuole un esempio di come viviamo?», chiede Gianni Fanguggi, del comitato pendolari di Velletri. «Sulla tratta Roma-Velletri, che per metà è a binario unico, il treno è spesso guasto, specie d'estate. Un'incubo per i lavoratori. Ma nessuno si prende la briga di avvertirci, magari quando siamo alla Stazione Termini e possiamo scegliere percorsi diversi. E cosi ogni volta tocca aspettare più di un'ore prima che arrivi un'altro treno».
«La verità è che Trenitalia spende tutto per l'Alta velocità dimenticando il trasporto locale», incalza Fittavolini. «Per noi c'è solo una parola: disservizi. Sui nostri treni è difficile trovare una porta che funzioni: per salire o scendere devi girare mezzo convoglio». Non parliamo poi dei bagni. Tovarne uno agibile è un'autentica scommessa. A Mantova i pendolari hanno fatto un accordo con i capotreno per cui se qualcuno deve andare in bagno lo avverte e il treno ferma alla prima stazione. Ma succede anche su molte altre tratte.
Secondo Legambiente, gli investimenti che le regioni hanno fatto per il trasporto locale sono al lumicino. Quella che investe di più è la Campania, con l'1,52% del proprio bilancio mentre in fondo alla classifica ci sono il Veneto (0,04%) il Friuli Venezia Giulia (0,02%) il Molise (0,0002%) e alla Sicilia, con un investimento pari a zero. «E poi c'è la ciliegina sulla torta», conclude Fittavolini. «Dal primo agosto gli abbonamenti regionali mensili sono aumentati del 4 per cento, cifra superiore al tasso di inflazione: per percorrere 72 chilometri in prima classe adesso pago la bellezza di 111 euro. Nel 2005 ne bastavano 77».