I SILENZI DI BERSANI E «IL CICLO DEL CLORO»
I bei tempi del ciclo del cloro. In una vivace puntata di Anno Zero di qualche mese fa, Pierluigi Bersani perse la trebisonda e rispose a brutto muso agli ospiti in studio che gli contestavano uno stile di opposizione da mozzarella casertana.
Con le vene del collo che gli pulsavano, imbestialito più che mai, Bersani alzò la voce, per quanto uno come lui sia capace di arrabbiarsi veramente, e lo studio, ammutolito, lo ascoltò mentre discettava del ciclo del cloro, della trasformazione dei polimeri e raccontava gli sforzi del suo partito per salvare dalla chiusura uno stabilimento chimico in Sardegna ignorato dal governo. Naturalmente nessuno dei raffinati politologi presenti sapeva un tubo del ciclo del cloro, ma tutti riconobbero in Bersani una nuova sorprendente vivacità e una puntuale competenza sulle sorti dell'industria chimica in Italia. E poi notarono la sua incazzatura. Fu un successone.
Il leader del partito democratico è un tipo che si nota quando parla di cose che conosce (economia, fisco, liberalizzazioni, mattonelle di Sassuolo, industria della piadina) e cosi è naturale che si trovi un po' smarrito quando la scena politica rimescola alleanze, schieramenti e inciuci.
La partenza delle grandi manovre neocentriste della premiata ditta Fini-Casini-Rutelli forse sono per Bersani meno sexy delle linee di montaggio Fiat a Pomigliano, ma rimanere in silenzio (o lasciar cadere battutine, poi smentite, su un possibile governo tecnico Tremonti) mentre tutto il mondo parla e sparla di nuove possibili alleanze, di elezioni in arrivo e relative coalizioni elettorali offre l'immagine, tanto per cambiare, di un partito democratico con la testa fra le nuvole.
Oggi, il primo che distribuisse sul mercato un gioco di società da spiaggia chiamato «Se fossi il segretario del Pd», farebbe i miliardi. Le variabili sono più numerose di quelle del Monopoli. Offrire un'alleanza al nuovo centro pur di spedire Berlusconi alle Bermuda? Comprare Viale Antonio di Pietro e piazza Nichi Vendola? Vendere Beppe Fioroni all'Udc in cambio del più feroce antiberlusconiano del momento, Italo Bocchino, più conguaglio?
L'attendismo di Bersani si può forse capire con la prudenza dell'uomo, con la consapevolezza che oggi ogni scelta netta avrebbe per il Pd un prezzo da pagare. Ma mentre Bersani si interroga allo specchio, gli avversari gli sfilano un asso dopo l'altro. La difesa delle legalità è diventata una multiproprietà Fini-Di Pietro. Il rinnovamento della classe dirigente della sinistra è in lavorazione nei cantieri Vendola - Grillo - Girotondi - Micromega e Popoli Viola vari. L'idea che era alla base del Pd, ovvero la fusione di post comunisti e cattolici democratici, già traballante appena si sfiora un prete, viene sabotata dal colpo di scena dei nuovi centristi che cominciano a attrarre quelli vecchi. Gianfranco Fini ha perfino arraffato la leadership dei salvatori della patria che tireranno giù da palazzo Chigi la statua del Cavalier Saddam.
E il Pd? E' vero, il ciclo del cloro è più importante e anche più interessante. Ma purtroppo buca lo schermo della comunicazione come la corazzata Potemkin. E in questo momento il Pd deve parlare, parlare chiaro e forte a chi ancora è disposto ad ascoltarlo.