Chiedeva favori ai camorristi
NAPOLI.Un anno fa Olga Acanfora era stata eletta, primo presidente donna, al vertice dei piccoli imprenditori di Confindustria Napoli. Ieri è stata arrestata con l'accusa di estorsione aggravata dal fatto di aver favorito il clan camorristico D'Alessandro, da anni egemone a Castellammare di Stabia. Gli agenti l'hanno fermata su una barca su ordine della Direzione distrettuale antimafia. 53 anni, sposata e madre di due figli, Acanfora è amministratrice dell'associazione «Meta Felix», fa parte del cda del Centro di medicina psicosomatica di Castellammare di Stabia e ha interessi anche nel settore immobiliare. Secondo la squadra mobile si sarebbe rivolta al clan D'Alessandro, in cambio di 15 mila euro, per fare pressioni sull'architetto Giuseppe Celotto che aveva eseguito lavori di ristrutturazione nei suoi centri di riabilitazione presentando una parcella 400 mila euro che la donna non intendeva pagare.
L'intermediario scelto dall'imprenditrice era Luigi Tommasino, consigliere comunale del Pd a Castellammare, ucciso il 3 febbraio 2009. L'architetto si convinse a accettare la cifra dimezzata di 200 mila euro dopo l'assassinio di Tommasino e il giorno dopo il delitto chiamò gli emissari della camorra.
Oltre alla donna, sono finiti in manette l'architetto 51enne Massimo Di Maio; l'imprenditore Alfonso Di Vuolo di 38 anni e il pregiudicato Sergio Mosca, 52 anni, già detenuto per altro reato.
Proprio lavorando sulla morte di Tommasino gli investigatori sono risaliti ad Olga Acanfora, che per quel omicidio fu iscritta nel registro degli indagati. Nel tentativo di ricostruire la personalità e gli interessi della vittima, i pm hanno fatto accertamenti patrimoniali dai quali sono emersi rapporti di natura economica tra il consigliere e l'imprenditrice. In particolare «la ditta Interno 8 gestita dall'uomo ha emesso numerose fatture per operazioni inesistenti nei confronti di società riconducibili al gruppo imprenditoriale della donna». Cosi si è scoperto, tramite intercettazioni, che la donna, per indurre l'architetto a rinunciare a parte del suo credito, chiese la mediazione di Tommasino. Che a sua volta contattò Sergio Mosca, esponente di spicco del clan D'Alessandro e suocero del capo clan Pasquale. Per l'operazione la donna versò 15 mila euro al pregiudicato, pagati con una manovra fittizia: una fattura di pari importo emessa dall'imprenditore Di Vuolo, titolare di una ditta sportiva e nipote acquisito del pregiudicato, per un'operazione commerciale mai avvenuta. La fattura fu ricevuta dall'architetto Di Maio, che la Acanfora assunse in sostituzione dell'architetto Celotto che intanto era stato più volte minacciato dall'esponente del clan.
Luigi Tommasino, incensurato di 43 anni, fu ammazzato come un boss, crivellato vicino casa con dieci colpi sparati a bruciapelo davanti agli occhi del figlio tredicenne. Prima che venissero alla luce i suoi rapporti con il clan, era considerato uomo mite e senza macchia. Il movente dell'omicidio sarebbe stata una somma di denaro non restituita al clan. Scatenò una bufera la notizia che uno dei suoi sicari, Catello Romano, 19 anni, era iscritto alla stessa sezione del Pd.