Nei file anche il rapimento di Mastrogiacomo
NEW YORK.I giornalisti del New York Times, del Guardian e di Der Spiegel avevano ricevuto da settimane i documenti per poterli esaminare a fondo, ma nessuno ha pubblicato una riga prima di ieri: questo era l'accordo con il sito Wikileaks.
Nel 75 mila resoconti pubblicati sui 92 mila esistenti, spuntano anche dossier relativi all'Italia: un documento si riferisce al rapimento del giornalista Daniele Mastrogiacomo, rapito in Afghanistan nel marzo 2007 e liberato dopo uno scambio di prigionieri con i talebani, a seguito di una trattativa complessa mediata da Ramatullah Hanefi, all'epoca responsabile dell'ospedale diEmergency a Lashkargah. In un altro report del 28 marzo 2007 si preannuncia la decisione di Roma di «minacciare la chiusura dell'ospedale di Emergency a Kabul se il responsabile afghano non verrà scarcerato».
Sul New York Times, il risultato sono oltre cinque pagine fitte, storie che parlano di vittime innocenti e di fallimenti umanitari. Il 21 marzo 2007, nella provincia Paktika, un'unità paramilitare della Cia entra in azione nel villaggio di Malekshay, al confine col Pakistan: gli uomini sparano a un civile sordomuto nonostante gli abitanti li abbiano avvertiti che non è in grado di sentire i loro avvertimenti. Novembre 2006: gli Stati Uniti aprono con toni trionfali un orfanatrofio. È un segno che in Afghanistan la vita ricomincia. Ma il 16 ottobre 2007 un sopralluogo rivela che la struttura è completamente vuota.
I «diari di guerra» raccontano anche il tentativo fallito degli americani di uccidere un leader talebano. È il 17 giugno 2007: un commando della Task Force 373 a bordo di elicotteri sta cercando di catturare Abu Laith-al-Libi che si pensa si stia nascondendo vicino al luogo inn cui sono esplosi cinque razzi americani: al suo posto viene trovato un gruppo di uomini e sette bambini: i piccoli restano uccisi dai razzi, mentre gli adulti vengono ammazzati dal fuoco delle mitragliatrici americane mentre tentano di mettersi in salvo.
Emergono anche numerosi episodi di corruzione, come quello registrato il 19 febbraio 2008, quando nella provincia Zabul il comandante di una brigata dell'esercito nazionale afgano riceve la telefonata di un mullah talebano che gli offre 100mila dollari affinché smetta di servire l'esercito, minacciandolo - se non accetta - di rappresaglie contro la sua famiglia. Il New York Times, affidandosi al lavoro di otto giornalisti, ha esaminato migliaia di documenti, mettendo a confronto il contenuto con le versioni ufficiali dei fatti fornite dal Pentagono: verifiche incrociate che hanno fatto emergere censure e contraddizioni. (a.v.)