Quel giorno a Voghera cercando la risorta Camera del lavoro
PAVIA.Clemente Ferrario, già dirigente del Pci (di cui è stato anche segretario provinciale nel dopoguerra) e affermato avvocato di Pavia, nel 1943 era uno studente 17enne che, nonostante la giovane età, avvertiva la necessità di ribellarsi al fascismo e alla guerra. Nei giorni immediatamente successivi al 25 luglio e alla caduta del regime, raggiunse Voghera da Varzi - dove stava trascorrendo le vacanze estive - con il trenino della valle Staffora. Trovò una città in cui la gente per strada aveva tanta voglia di parlare e di discutere di politica, quella voglia repressa per vent'anni e che ora stava riemergendo prepotente. Il giovane Ferrario - che ha descritto questa sua esperienza nel libro Il buon partito (All'Insegna del Pesce d'Oro, 1990) - cercava la Camera del lavoro che, cosi gli era stato detto, aveva riaperto da pochi giorni.
Infine la rintracciò, nel cortile di una trattoria. E qui avvenne l'incontro, straordinario, con un maturo operaio che diede allo studente pavese una lezione su cosa fosse per lui la rivoluzione. Ferrario lo avrebbe rivisto diversi mesi più tardi, a Varzi, capitale della zona libera partigiana.
Il clima che si respirava a Voghera nei giorni del crollo del regime era di grande fermento politico. Tanto è vero che, già all'indomani del 25 luglio, in casa dell'ingegner Claretto, socialista, si formò un comitato d'intesa antifascista di cui facevano parte anche il cattolico Angelo Nassano, il comunista Riccardo Dagradi (futuro sindaco della Liberazione), l'azionista Denari, l'altro socialista Attilio Morini, il repubblicano Claudio Crescenti, gettando le basi per il Cln cittadino.