Sempre vivo il ricordo dell'Heysel: 39 morti, 32 erano tifosi italiani
Concerti, feste, pellegrinaggi. La strage di Duisburg è solo l'ultimo di una lunga serie di episodi simili. Ma il più lontano, la tragedia dell'Heysel, è quello più vivo nella memoria. Era il maggio del 1985, finale di Coppa dei Campioni, Juventus-Liverpool. In uno stadio vecchio e privo di adeguate misure di sicurezza la curva dei tifosi inglesi si trova a contatto con la tribuna Z, separata da due inadeguate reti metalliche. Un'ora prima della partita gli hooligans cominciano a spingersi verso il settore Z (riempito da spettatori arrivati li autonomamente) a ondate. La gente si ammassa contro il muro opposto. Nella ressa e nel successivo crollo di un muretto muoiono 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi, un irlandese. La partita venne giocata ugualmente (1-0 per la Juve).
Nell'aprile del 1989, a Sheffield, in Inghilterra, il bilancio fu ancora più agghiacciante. Prima della partita Liverpool-Nottingham Forrest, la polizia fa aprire i cancelli sui quali premono tifosi senza biglietto, ma la curva è già stracolma di folla: 96 persone muoiono calpestate o schiacciate.