Ricercatori, «copiata» la protesta pavese

PAVIA.La protesta partita dai ricercatori contro la riforma Gelmini (che il ministro vorrebbe approvata dal senato entro l'estate) sta facendo di Pavia un ateneo capofila. Tra i primi e unici a portare avanti lo sciopero della didattica (altri hanno usato formule più miti di mobilitazione) ora l'ateneo pavese viene anche 'copiato" dalle altre università italiane. Dopo l'assemblea dei ricercatori di mercoledi (in cui è stato deciso di raccogliere l'appello del senato accademico a cercare altre forme di mobilitazione, senza però interrompere la protesta) tre componenti della comunità accademica si sono unite in un documento, che già ieri è stato sottoscritto da altri atenei, per esempio da Ancona. A unire le forze sono ricercatori, dottorandi e studenti (Coordinamento ricercatori universitari pavesi, Udu-Coordinamento per il diritto allo studio e Associazione dottorandi pavesi). Questo per sottolineare che la riforma non riguarda solo i ricercatori, un modo per rispondere 'dal basso" al patto di solidarietà sottoscritto dall'ateneo.
«Vogliamo sottolineare che la nostra contrarietà al disegno di legge non parte da posizioni di conservatorismo dell'attuale status dell'organizzazione accademica ma, anzi - spiegano le tre componenti - le nostre categorie sono le prime ad accorgersi di quanto sia necessaria una riforma universitaria. Rifiutiamo però una riforma, ancora una volta a costo zero».
La richiesta? «Avviare un percorso di dialogo con tutte le componenti che vivono nel mondo dell'università, per una riforma alternativa e condivisa». Tenendo alcuni punti fermi: garantire l'autonomia e il carattere pubblico degli atenei, «salvaguardare il principio di rappresentatività delle varie componenti della comunità accademiche, allargandolo anche a quelle che ora non vedono garantita la loro presenza negli organi maggiori come dottorandi e specializzandi». E poi abolire i tagli ai finanziamenti, che colpiscono la ricerca e il diritto allo studio, che anzi andrebbe potenziato con borse di studio in grado di coprire al 100 per cento le spese. Ma studenti, dottorandi e ricercatori chiedono anche di «rimuovere il blocco del turn over che impedisce l'uso delle risorse liberate con i pensionamenti per l'assunzione di nuovo personale». E anche di assicurare un futuro professionale alla nuova figura di ricercatore a tempo determinato. I percorsi di mobilitazione però «devono essere affrontati unitariamente - sottolineano studenti, dottorandi e ricercatori - da tutte le nostre categorie e da quelle che si aggiungeranno strada facendo».