Frutta, l'Oltrepo resiste bene

VOGHERA. La frutta di stagione oltrepadana tiene, malgrado la forte concorrenza che arriva dalle regioni del Sud e anche dai Paesi del Mediterraneo. L'unico neo è rappresentato dai prezzi, giudicati da alcuni non soddisfacenti. In queste settimane i produttori che si concentrano più che altro sulle prime colline dell'Oltrepo sono in piena attività.
Luglio è il mese di albicocche, pesche, ciliegie, fichi, fragole, pere, susine, angurie e meloni: prodotti che richiedono impegno e investimenti non indifferenti. A Casteggio Marco Milanesi, socio Coldiretti, produce albicocche, pesche, prugne e meloni. «La produzione in collina è stata soddisfacente, in linea con lo scorso anno, anche se abbiamo avuto qualche problema con le forti piogge di questa primavera - commenta - Nella vendita al dettaglio abbiamo mantenuto i medesimi prezzi dello scorso anno: le albicocche a 2,50 euro al chilo e le pesche, in funzione della qualità, da 1,30 a 2,50. Il problema è il prezzo all'ingrosso, che arriva a stento a 0,80 euro, probabilmente a causa delle massicce importazioni». Anche Alberto Luccotti, titolare dell'agriturismo Chiericoni di Rivanazzano, lamenta prezzi all'ingrosso troppo bassi. «Noi, supportati da Coldiretti, ci siamo strutturati per vendere al dettaglio attraverso accordi con i Gruppi di acquisto solidale e fornendo direttamente alcuni negozi. La richiesta dei consumatori è in crescita soprattutto per un prodotto di alta qualità come il nostro, coltivato biologicamente. Adesso raccogliamo pesche, albicocche, prugne e fichi: abbiamo mantenuto i medesimi prezzi dello scorso anno e sempre più richieste, anche di consumatori che vengono in azienda a raccogliere direttamente. In questo modo il consumatore percepisce il rispetto che abbiamo per il nostro lavoro e per i prodotti che, sui banchi dei supermercati, vengono maltrattati e gettati in enormi ceste senza cura».
A Voghera e a Pontecurone Francesco Panizza, socio Unione agricoltori, coltiverà pere ancora per questa stagione, prima di convertire l'azienda da frutticola a orticola e cerealicola, cioè a pomodoro da industria e mais. «Purtroppo il mercato non è positivo: in particolare, ritengo che la forbice fra il prezzo pagato ai produttori e quello esposto nei supermercati sia troppo ampia - dice Panizza - Per esempio, si va da 0,50 euro assegnati ai produttori a 1,50-2 euro per un chilogrammo di pere. Noi, inoltre, coltivavamo anche le pesche, ma abbiamo preferito lasciar perdere perché si tratta di un mercato esposto alla concorrenza della Spagna prima e del nostro Meridione poi». Aldo Agosti, produttore di Ponte Nizza e socio Cia, conferma una buona annata per le albicocche, il cui raccolto è soddisfacente anche grazie al caldo di questi giorni che ha portato i frutti alla completa maturazione. Non può sorridere, invece, per l'andamento del mercato: «L'offerta è bassa ed è decisamente altalenante. Manca una linearità di consegna perché tutto dipende dal consumo finale, cioè la richiesta dei consumatori che acquistano nei supermercati o anche alla vendita diretta». Per le pesche, il cui raccolto è discreto, Agosti mantiene un prezzo equidistante fra quelli esposti ai mercati generali (0,80-1,20 euro) e quelli nei supermercati (2 euro): «Io vendo un chilo di pesche di prima scelta a 1,20-1,50 euro e, per ora, non mi posso lamentare».
«Attraverso i mercati di Campagna Amica la produzione di frutta e verdura ha assunto una dignità maggiore, consentendo alle aziende di recuperare parte del reddito che altrimenti sarebbe finito nelle tasche di una filiera troppo lunga e che non garantisce sicurezza e tracciabilità ai consumatori: filiera che noi vorremmo italiana», sottolinea Giuseppe Ghezzi, presidente Coldiretti. «L'ortofrutta pavese deve ricevere la giusta valorizzazione e, va da sé, la giusta redditività: questi agricoltori vanno incontro a un rischio produttivo perché la frutta è un prodotto legato più di altri all'andamento climatico», dice Walter Cibrario, presidente Unione agricoltori. «La frutta oltrepadana è di altissima qualità e pertanto va tutelata», conferma Roberto Bigi, presidente Cia.

Umberto De Agostino