Vigevano non si arrende e pensa al ricorso
VIGEVANO. Lo stordimento è ancora forte dopo che la Federbasket ha precipitato Vigevano dalla Legadue alla Prima divisione provinciale di basket, ma pian piano sta lasciando spazio alla rassegnazione nell'ambiente che si interroga sul futuro. I proprietari del club, Riccardo Capelli e Antonio Gibillini, valutano azioni per impugnare in sedi legali e sportive il provvedimento.
Intanto l'American Eagle Gambolò rinnova la disponibilità a trasferire la sua C regionale e le sue prospettive di ripescaggio in C dilettanti a Vigevano.
«Ringrazio i dirigenti di Gambolò, primi finora gli unici a farsi avanti in questo difficile momento», spiega Antonio Gibillini. «E quello che hanno fatto ha un grandissimo valore non solo sportivo. Nei prossimi giorni ci incontreremo. Conosco e stimo Andreossi, il problema sarà capire se tutte le persone, disposte solo pochi giorni fa ad intervenire nel caso di una ripartenza dalla A o B dilettanti, ci saranno ancora o meno. Pensare di andare avanti con me e Capelli è improponibile». Gibillini rincara la dose: «Servono forze nuove, adesso o mai più». Il giemme gialloblu ribadisce che oggi e domani il club contatterà Lega dilettanti e Fip regionale per capire quali siano gli spazi per far ripartire Vigevano, a questo punto più facilmente tramite il diritto di Gambolò, almeno da una C dilettanti visto che i posti non mancano. «Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sia stata decisa una cosa mal fatta», dice amaro Gibillini.
«Si è voluto dare un segnale forte senza rendersi conto che bisognava darlo nel corso della stagione evitando la farsa degli under 17 in A1 a Napoli. E poi, come ha detto Meneghin, avevamo debiti cosi risicati da non poter essere messi sullo stesso piano della situazione della Fortitudo Bologna e al punto che si sarebbe potuto evitare quello che è successo». La deroga concessa lo scorso anno a Fortitudo e Rieti e negata sabato a Vigevano è il tema su cui insiste Gibillini: «Se lo scorso anno è stata data loro opportunità di redenzione, non si capisce perchè non a noi che abbiamo commesso errori in buona fede e solo per mancanza di disponibilità, ma non abbiamo certo voluto fare i furbi». (f.ba.)