Marcegaglia: «Sabotaggio alla Fiat»
TORINO. Fanno ancora discutere i licenziamenti dei delegati Fiom da parte della Fiat. E, in una giornata resa ancora più calda da scioperi e cortei contro il mancato accordo per il premio di risultato e dai dati neri sul mercato, sugli episodi di Melfi e Torino ieri si sono fronteggiate le posizioni di Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, ed Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Il leader Cgil ha detto che «l'azienda sta sbagliando strada», mentre per il presidente degli industriali «in alcuni casi si sono superati i limiti».
«Lo dico con misura: Fiat sta sbagliando strada e prima se ne accorge e meglio è. C'è il rischio di una radicalizzazione, una situazione che non va bene nè per i lavoratori, né per l'azienda, né per il Paese», ha detto Epifani, che chiede una «riflessione». In numero uno di Confindustria ha invece difeso la decisione della Fiat: «Le regole vanno rispettate», ha sottolineato in riferimento all'episodio di Mirafiori, in cui un delegato ha usato la e-mail aziendale per diffondere un volantino sindacale, e rispetto a quanto accaduto a Melfi, dove 3 lavoratori, di cui 2 Rsu Fiom, durante uno sciopero avrebbero fermato dei carrelli automatici che dovevano rifornire le linee produttive. «In questo caso - ha detto Marcegaglia - mi pare si tratti di vere e proprie iniziative di sabotaggio. Il diritto di sciopero è sacrosanto, ma si sono superati i limiti».
Sul fronte sindacale, il numero uno Cisl, Raffaele Bonanni, ha invitato la Fiat «a non cadere nella trappola della Fiom», mentre il segretario generale Uil, Luigi Angeletti, ha ricordato che «in Italia i licenziamenti sono vietati se non per giusta causa». Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha invece escluso la riapertura di un confronto tra Fiat e Fiom, si è detto convinto che a Pomigliano «si va avanti con l'investimento previsto» e ha puntualizzato che «ci sono stati episodi che, se veri, sono gravi».
In attesa dello sciopero nazionale indetto dalla Fiom per domani, a Melfi i 3 lavoratori licenziati hanno proseguito per tutta la notte la loro protesta sulla Porta Venosina.