Cassazione e Csm: indagine sui magistrati
ROMA.A ventiquattr'ore dalle dimissioni dell'onorevole Nicola Cosentino, la tempesta dell'inchiesta sulla P3 si abbatte anche sulla magistratura. Il procuratore generale della Cassazione ha avviato un'indagine disciplinare sulle toghe travolte dallo scandalo. E il Csm ha aperto il fascicolo per il trasferimento del presidente della corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, la cui nomina è stata sponsorizzata dai sodali arrestati per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete.
L'indagine della corte Suprema riguarderà anche Arcibaldo Miller, capo degli ispettori di via Arenula, la cui posizione è al vaglio della procura di Roma assieme a quelle del sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, e dell'avvocato generale di Cassazione, Antonio Martone. Si salva l'ex presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, in pensione da due giorni.
Il tribunale del riesame di Roma, intanto, ha respinto il ricorso di Flavio Carboni e di Pasquale Lombardi. Arrestati l'8 luglio con l'imprenditore napoletano Arcangelo Martino (il cui ricorso sarà discusso il 21), resteranno in carcere. Il sodalizio, è scritto nelle carte, portava avanti «un programma criminoso a largo spettro» esercitando «interferenze sistematiche» sulle istituzioni. I tre arrestati «hanno costituito una vera e propria agenzia specializzata alla quale si rivolgono con continuità sottosegretari, senatori, presidenti di regioni e magistrati per risolvere preblemi».
Fiumi di denaro.Dalle carte dell'inchiesta romana emerge un fittissimo intreccio di rapporti tra Carboni e i parlamentari del Pdl Denis Verdini e Marcello Dell'Utri. Carboni li tiene informati di tutti gli sviluppi delle operazioni finanziarie compiute durante le indagini. Quattro operazioni che fra giugno e dicembre 2009 fruttano a Carboni quattro milioni di euro. Soldi scuciti da imprenditori del nord Italia attratti dai guadagni sull'eolico. Soldi che in parte vanno «ai romani, ai fiorentini e ai milanesi», dice Carboni.
Le operazioni.La quarta è ancora sotto monitoraggio, scrivono i carabinieri nell'informativa del 18 giugno scorso. Sulle altre tre sono stati invece effettuati minuziosi accertamenti. Tre di queste avvengono tramite il commercialista di Forli Fabio Porcellini che, certo di avere appoggi romani, convince il suocero Sandro Fornari a metterci alcuni milioni di euro. «Prendiamo tutto il possibile», esultano al telefono.
Ti faccio un Bir.Quando il primo versamento si concretizza, due bonifici da 500mila euro, Carboni avvisa la moglie: «Ti arriva un Bir (bonifico di importo rilevante). Vai in banca e dimmi quando li avrai che devo richiamare Marcello», le dice Carboni mentre si trova a casa di Verdini. I soldi vengono tramutati in assegni circolari che la donna in parte incassa lo stesso giorno. Assegni intestati a Giuseppe Tomassetti che, scrivono i carabinieri, «con ogni probabilità si identifica nello stesso Verdini o in un suo stretto collaboratore». Lasciata la banca la signora si precipita verso palazzo Pecci Blunt, pressata dal marito che le va incontro e poi torna da Verdini.
I 39 assegni.Sedici assegni (per 200mila euro) vengono negoziati nella banca presieduta da Verdini - «su ordine diretto del capo», racconterà il cassiere - girati da Tomassetti che quel giorno, però, non è affatto a Firenze. Altri 6 (per 75mila euro) vengono versati alla società Mita (presidente del cda Emma Marcegaglia) per pagare il convegno organizzato a Pula per il quale sono serviti «38 mila euro solo per le partenze». Senza contare, si lamentano Carboni e Lombardi nell'occasione, che Martino «ha affittato un aereo privato solo per far veni Bassolino». Altri 8 assegni tornano alla moglie di Carboni, mentre 9 vengono negoziati in vari istituti di credito. Da Porcellini parte un secondo finanziamento.
Poltrone romagnole.Gli incontri a casa Verdini si susseguono. E sempre a caccia di investimenti con Carboni si discutono le nomine nel Pdl in Romagna in cambio di denaro per l'eolico. A Palazzo Pecci Blunt si tiene una riunione ad hoc cui partecipano, oltre al governatore sardo Ugo Cappellacci, i forlivesi Matteo Cosmi, Cristiano Ragni, e Serena Salvigni, che poco tempo dopo ottengono cariche nel partito. Lo scambio è interessato. La Salvigni è moglie dell'imprenditore Alessandro Alberani che in un primo tempo promette di investire anche se «alcuni soci (quelli presenti al pranzo da Verdini, ndr) devono restare occulti». Ma alla fine Alberani si tira indietro. Dei continui rinvii Carboni si scusa con Dell'Utri chiedendo se «l'amico può aspettare ancora». «Aspetterà ancora 48 ore» risponde il senatore.
La noticella.Il meccanismo delle nomine emerge da una chiamata in cui Verdini chiede a Carboni i nomi dei due di Forli: «Mi mandi una noticella...scritta, qui al partito, dove dice inseriscimi questi due e toglimi due».
«Serve grana».Carboni torna alla carica con Porcelli: «Serve grana». E parte un altro Bir: quattro bonifici per 1 milione 850mila euro trasformati in 37 assegni circolari, otto dei quali lavorati al Credito fiorentino in date che coincidono con un nuovo incontro in casa Verdini. Dagli accertamenti emerge che gli assegni di Porcellini-Fornari, negoziati al Ccf, sono stati versati sul conto della Società Toscana Edizioni di cui Verdini è socio.