LA SCHEDA

PAVIA.Le quote latte sono una sorta di autorizzazione amministrativa a produrre. In realtà, non è corretto parlare di regime delle quote latte, ma di regime del prelievo supplementare, che rappresenta uno strumento di politica agraria destinato a contingentare la produzione di latte: in sintesi, disincentiva l'allevatore a produrre oltre la quota assegnata. Il sistema fu introdotto nel 1984 dalla Comunità europea, che chiese agli Stati membri il quantitativo di latte prodotto annualmente. Secondo gli addetti ai lavori, l'Italia forni un numero approssimativo, cioè 9,9 milioni di tonnellate, al di sotto della reale produzione che si attestava e si attesta su circa 11 milioni di tonnellate. Nell'annata agraria 1994-1995 Bruxelles apri un'infrazione nei confronti dell'Italia configurando come aiuto di Stato il pagamento del prelievo supplementare, che doveva essere a carico degli allevatori e non dello Stato. A quel punto Roma corse ai ripari inviando le cartelle esattoriali agli allevatori fuori quota e in quel momento ebbe inizio l'intricato caso. Nel frattempo, le stalle hanno continuato a mungere e la produzione di latte italiano è rimasta stabilmente fuori quota per circa 600mila tonnellate. Nei mesi scorsi l'Italia, grazie al ministro alle Politiche agricole, Luca Zaia, era riuscita a ottenere un aumento di quota di 600mila tonnellate, che, sommata agli incrementi passati (fino a due anni fa la quota italiana era di circa 10,4 milioni di tonnellate), permette di coprire tutta la produzione di latte italiana portando la quota nazionale a 11 milioni. Secondo il decreto Zaia, buona parte delle pendenze del passato dovrebbe essere rateizzata. (u.d.a.)