Senza Titolo
BORGO SAN SIRO.«Non pagheremo le multe perché la situazione è intricata fino all'osso. Le principali organizzazioni agricole ci impongono di pagare, ma noi non resteremo a guardare e venderemo cara la pelle continuando con le mobilitazioni». I fratelli Carlo e Gianluigi Busi, allevatori alla cascina Beccaria, sono fra quelli multati dall'Unione europea e dal governo italiano per aver sforato la produzione di latte. Nel corso degli anni si sono susseguite leggi e normative, che, a detta dei Busi, hanno intricato il quadro delle quote latte. Con il risultato che oggi i due allevatori lomellini dovrebbero pagare multe per un milione e mezzo di euro: «All'epoca avevamo acquistato un quantitativo di quote latte pari a 10mila quintali, ma, a causa di uno stratagemma, avremmo dovuto perderne subito 3mila. Questo sistema non ha mai funzionato veramente, come ha anche confermato la trasmissione Annozero. La commissione Stato-Regioni ha imposto una normativa assurda, ma l'interesse prevalente non deve essere la tutela delle aziende e, con essa, la salvaguardia di decine di migliaia di posti di lavoro?». Secondo la legge 33 del 2009, nota come legge Zaia, i Busi dovrebbero pagare 50mila euro l'anno per i prossimi trent'anni, ma la rateizzazione non li convince. E' stato dimostrato da carabinieri in servizio all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura che l'Italia non doveva pagare all'Europa le multe per le quote latte. Hanno rifatto i conti e, finalmente, cosa che noi sostenevamo da anni, hanno capito che erano tutti sbagliati - aggiungono i due allevatori - Gli agricoltori italiani non devono pagare la settima rata della multa stabilita dalla legge 119 dell'allora ministro dell'Agricoltura, Alemanno». Secondo i dati, in Italia sono 40mila le aziende produttrici di latte, circa 20mila quelle che hanno splafonato, cioè prodotto oltre il limite consentito, ma che rappresentano l'80 per cento della produzione. Fra queste, 17mila quelle che hanno accettato accettato di pagare le multe attraverso la rateizzazione consentita dalla legge Zaia: «Una legge incostituzionale - aggiungono i fratelli Busi - noi non pagheremo finché non sarà fatta luce sull'intera vicenda secondo quanto stabilito dai carabinieri. Si sta conducendo un'indagine complessa, che dovrebbe ricevere dalle istituzioni sostegno massimo e unitario. Qui non si tratta di situazioni poco chiare, ma di capire se realmente quelle multe vanno pagate». I Busi, come gli altri allevatori non in regola con le quote latte, si chiedono se il problema va risolto salvando le aziende zootecniche oppure se queste devono chiudere. Nel mirino c'è il ministro Galan, per cui gli allevatori che non hanno rispettato le quote latte devono pagare le sanzioni senza rinvii. (u.d.a.)