Neri, l'ambasciatore della 'ndrangheta

PAVIA. «Il nome di Pino Neri ormai è come un marchio di fabbrica. Ogni volta che c'è un'inchiesta si tira in ballo lui. Ma ora davvero non ce l'aspettavamo. E' stato un fulmine a ciel sereno». Graziella Aloi ha sposato Neri nel 2002. Ma gli era accanto da prima, negli anni delle inchieste per traffico di droga e associazione per delinquere. «Le accuse sono cadute ma la macchia è rimasta».
E ieri, nella villetta a schiera con i mattoni a vista e i gerani sul balcone di via Cardinal Maggi a San Martino, periferia nuova del paese, gli inquirenti si sono presentati all'alba. «Pino è rimasto molto scosso» dice la moglie, ancora frastornata.
Giuseppe Antonio Neri, detto Pino, vive a Pavia dagli anni Settanta e ha uno studio in città. Studente e militante politico con tessera del Partito comunista. Negli anni Ottanta apre uno studio di consulenza fiscale a Vigevano.
Secondo i carabinieri è una pedina del sequestro Casella, mantenendo contatti con le famiglie della 'ndrangheta di Giffone e San Luca.
Diventa amico e socio di Salvatore Pizzata. Con quello che era ritenuto l'esponente pavese della malavita organizzata ha condiviso anche la proprietà di una discoteca, il Comis di San Martino.
Insieme hanno anche obbedito a un gruppo massonico.
La moglie lo difende a spada tratta: «Pino è un avvocato tributarista stimato» dice lei con un filo di voce.
E secondo la Procura antimafia di Milano è anche un uomo chiave della 'ndrangheta lombarda. Un boss di primo piano. «Ma per favore - si sfoga passandosi le mani tra i lunghi capelli corvini -. Dove trova il tempo di fare il boss uno che pesa 50 chili, va dentro e fuori gli ospedali. Due volte a settimana fa la dialisi in Maugeri. Pino aspetta un nuovo trapianto di cuore e di reni». Il primo cuore gli fu impiantato in Cardiochirurgia a Pavia quasi vent'anni fa ma ora sarebbe logoro per l'uso dei farmaci. Quel cuore traballante, secondo l'accusa, non gli avrebbe impedito di partecipare, il 31 ottobre scorso, al vertice tra boss calabresi nel centro 'Falcone-Borsellino" di Paderno Dugnano. Graziella Aloi è la compagna di vita e di lavoro. E se non conoscesse il lato più oscuro della vita di suo marito? «Impossibile - ribatte -. Pino è un uomo limpido. Uno che nella vita ha sempre dovuto lottare». Nel 1994 è stato arrestato nell'ambito dell'operazione 'La notte dei fiori di San Vito". Indicato insieme all'inprenditore edile Salvatore Pizzata (al quale dava del 'Voi") come uno dei referenti della criminalità organizzata calabrese al Nord. Componente organico del clan Mazzaferro, legato a doppio filo al clan dei Papalia che figurano anche nel suo registro clienti. «Amici calabresi - spiega la moglie - ovviamente ne abbiamo, ma questo di per sè non è un reato». E uno di loro, di lunga data, è Carlo Chiriaco, filmato dagli inquirenti mentre accompagna Francesco Del Prete in Regione. «Accusano Pino di avere raccolto voti per questo ragazzo, candidato alle comunali - dice Aloi -. Ma è stato quasi un gioco. L'abbiamo votato insieme ad altri amici pavesi. E non ha neppure vinto». Del Prete, candidato di 'Rinnovare Pavia" ha preso 215 preferenze, il primo dei non eletti.
Neri nel gennaio '94 è stato arrestato. Ha affrontato una lunga battaglia giudiziaria. Una condanna in primo grado a 16 anni, ridotta a 10 in appello. E sette anni dopo l'arresto, nel 2001, la sentenza della Cassazione l'ha riabilitato. Si dice che girasse per Pavia con il dispositivo della sentenza in tasca.