Irregolari ai minimi storici
PAVIA. Continuano a crescere gli stranieri in provincia di Pavia: dai 58.600 del 2008 ai 61.300 del 2009. Ma l'irregolarità tocca i minimi storici dal 2005, sono 6.300 quelli non in regola con il permesso di soggiorno. E dal 2001 sono raddoppiati i migranti con casa di proprietà.
I dati sono stati presentati ieri mattina in Piazza Italia dall'assessore alla solidarietà sociale Annita Daglia e dal prefetto Ferdinando Buffoni insieme ad Alessio Menonna, ricercatore dell'Osservatorio regionale per l'integrazione e la multietnicità all'opera da dieci anni: «Un'occasione per verificare l'evoluzione dell'immigrazione sul territorio dal 2001 a oggi - ha spiegato l'assessore -, per mediare tra le leggi fatte dalle istituzioni e i bisogni degli immigrati, seguendo la massima 'conoscere per agire"». Il rapporto, ha sottolineato il prefetto, «dovrebbe essere il punto di partenza per lavorare sull'immigrazione con politiche civili e progressiste».
Gli stranieri regolarmente residenti in provincia sono cresciuti dai 9mila del 2001 ai 48mila del 2009, con un incremento di 5mila unità in un anno. Una crescita molto più lenta rispetto al passato: tra il 2007 e il 2008 ne erano arrivati 12mila. Ci sono poi 7mila regolari non residenti e 6mila irregolari, in calo rispetto agli 8mila del 2008, e ulteriormente calati grazie alla sanatoria delle badanti. Vigevano resta in vetta per numero di immigrati (10.500) e irregolari, ma Pavia cresce più velocemente. Ed è il distretto di Certosa a registrare i tassi maggiori: +32% rispetto al 7% di Pavia e al 2% di Vigevano.
L'immigrazione in dieci anni ha cambiato radicalmente volto: un immigrato su sei è minorenne (15mila), e più della metà ha un titolo di studio superiore: il 46% ha un diploma, il 12% ha una laurea in tasca anche se, sottolinea Daglia «difficilmente riescono a utilizzarla nel lavoro». A differenza di Milano, dove la corrispondenza tra preparazione e accesso al lavoro qualificato è più semplice. Solo il 9% degli stranieri, circa la metà rispetto all'anno scorso, non possiede invece un titolo di studio.
«Circa tre stranieri su quattro vivono in una casa privata, da soli o con la famiglia: erano il 57% nel 2001 - spiega Menonna -. E la quota di case di proprietà è più che raddoppiata dal 2001». Ora uno straniero su cinque abita nella 'sua" casa, comprata regolarmente, ma allo stesso tempo cresce all'8% la percentuale di stranieri con una sistemazione precaria: «Si è realizzata una sorta di polarizzazione abitativa - spiega Menonna -. Anche se il fatto che cali vistosamente all'8% la soluzione della coabitazione e al 5% quella degli stranieri che vivono sul posto di lavoro sta a significare una maggiore 'stabilità" dei migranti, e si accompagna alla diffusione dei nuclei familiari 'classici": coniuge/convivente con eventuali figli».