Tremonti: nessun refuso sulle pensioni


ROMA. L'Ecofin promuove le misure di aggiustamento dei conti pubblici di sei Paesi, tra cui l'Italia, e il ministro Tremonti spiega che l'emendamento alla manovra che avrebbe fatto saltare il limite dei 40 anni di contributi per poter andare in pensione «non era un refuso».
Al contrario di quello che pensa il suo collega di governo Sacconi, «la riforma è stata fatta passare in Italia con un emendamento senza alcuna protesta, nella pace sociale, senza un solo giorno di sciopero». Ma quel «refuso» è sparito dal testo dopo le prime proteste. La Cgil commenta che il tentativo di inserire modifiche strutturali era già chiaro «come precisa volontà del governo» che ha comunque «manomesso» il sistema previdenziale «di nascosto e con il solo obiettiovo di fare cassa».
Tremonti parla di manovra «molta seria» che è stata «migliorata», necessaria anche senza la sollecitazione Ue: «Con una dinamica del debito come la nostra doveva essere comunque fatta». Il titolare dell'Economia spiega che l'Ecofin la giudica «credibile» perché porterà il disavanzo dal 5,3% del 2009 al 5% del 2010 al 3,9% del 2011. Il provvedimento all'esame del Senato dovrebbe essere votato domani insieme alla fiducia. Il Pd per scongiurare questa evenienza ridurrà a 25 i propri emendamenti.
Nella manovra c'è da sciogliere ancora il nodo dei tagli alle Regioni. Oggi i governatori si riuniranno per decidere come reagire al provvedimento, ma anche per valutare se il fronte delle Regioni sia ancora compatto dopo le uscite filo-governative dei leghisti Cota e Zaia contrari a rimettere le deleghe. Il presidente della Conferenza Vasco Errani spinge senza sosta per la trattativa col governo ma spiega che «questo federalismo per pezzi» non lo convince «perché non è cghiaro il quadro complessivo». E il governatore della Lombardia Formigoni insiste: «Se il governo ci taglia i fondi è difficile governare».
Contro la manovra la Cgil ha promosso un presidio domani davanti al Senato e un sit in del sindacato della conoscenza davanti a Montecitorio in sostegno ai precari della scuola. Il 19 scioperano i dirigenti pubblici che sottolineano gli «effetti distruttivi che il decreto Tremonti avrà sulla stessa organizzazione dello Stato». Protestano anche i militari: il generale Domenico Rossi del Cocer definisce «incredibili e irricevibibili le prime indiscrezioni sul maxiemendamento» che lasciano intendere il mantenimento dei tagli alle risorse. «E' una manovra cosi iniqua da mettere a rischio i servizi» commenta il segretario del Pd Bersani che accoglie con favore l'invito del presidente dei vescovi italiani Bagnasco al senso di equità: «Una manovra che chiede per esempio a tantissimi insegnanti 1000 euro e zero euro per uno che ha un patrimonio come Berlusconi è inuqua per definizione».
Nel confronto sulla politica economica arriva l'affondo del presidente della Camera Fini alla Lega sulle quote-latte. Il tentativo di non far pagare le multe a quegli allevatori che non hanno seguito le regole «è l'esempio di un malcostume e di una cattiva politica che contrasta con i valori civili dell'Italia europea». Quando si parla di cultura del mercato unico, aggiunge l'ex leader di An, significa «il rispetto rigoroso delle regole stabilite in sede comunitaria. Non c'è lbertà senza legalità». In Italia la politica «non deve tollerare né assecondare trasgressioni alle norme comunitarie».

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