Sfiducia a Cosentino, il governo rischia
ROMA. Furioso contro il «clima giacobino». Berlusconi decide di affrontare a muso duro la questione morale che coinvolge pezzi pesanti del Pdl. La linea durissima è riassunta in una nota diffusa ieri che denuncia il giustizialismo «nel quale alcuni stanno cercando di far ripiombare il nostro Paese». Ma i finiani insistono: Cosentino si dimetta.
Il Cavaliere promette di «restare fuori dalle artificiose burrasche scatenate dalla vecchia politica politicante e da quanti, in maniera irresponsabile, giocano una partita personale a svantaggio dell'interesse di tutti». Il destinatario del messaggio è presumibilmente Gianfranco Fini che attraverso i suoi uomini, secondo il premier, sta cavalcando le inchieste giudiziarie che chiamano in causa il coordinatore nazionale Verdini, il sottosegretario Cosentino e Dell'Utri indagati per l'eolico sardo e la «mini loggia» segreta. Vicende che in serata il Cavaliere liquida come
«un polverone».
A far infuriare il premier, è Italo Bocchino che annuncia di essere pronto a «valutare le mozioni presentate dalle opposizioni che invitano al ritiro delle deleghe del sottosegretario Cosentino». Il documento di censura è annunciato dall'Idv, dal Pd e sarà votato anche dall'Udc. Potrebbe arrivare in aula la prossima settimana con un voto ad alto rischio per il governo. Per questo Berlusconi, oltre la nota ufficiale, fa filtrare la minaccia che chiunque voterà la mozione si porrà automaticamente fuori dal partito. L'avvertimento è poi smentito da Palazzo Chigi, ma Di Pietro lo accusa di «correità politica».
In Senato la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, scrive al presidente Schifani chiedendo che Berlusconi partecipi al dibattito sull'inchiesta sull'eolico in Sardegna. I Democratici inseriscono nella loro mozione di sfiducia anche il sottosegretario alla Giustizia Caliendo, chiamato in causa per gli incontri a casa di Denis Verdini. Per il capogruppo del Pdl Cicchitto il richiamo di Berlusconi è «sacrosanto e non è assolutamente accettabile che il dibattito politico venga sostituito da un permanente gioco al massacro nel quale si fanno liste di proscrizione». Ancora prima delle minacce di espulsione, era stato il ministro Bondi che aveva accusato Bocchino di ricoprire «un ruolo nefasto nel dibattito interno». Nel frattempo è lo stesso Bocchino a denunciare nei suoi confronti attività di dossieraggio con falsi atti giudiziari con tanto di timbro contraffatto della direzione antimafia. «Allora espelleteci tutti per antimafia - è la provocazione di un altro finiano, Fabio Granata - il problema gravissimo ed imbarazzante non è rappresentato da ciò che emerge dalle ultime inchieste, un quadro torbido di affari, logge, dossieraggi ed associazioni per delinquere, ma da chi le denuncia». E aggiunge: «Senza le dimissioni voteremo contro».
Se ufficialmente sui casi Verdini e Cosentino la linea ufficiale è quella della difesa garantista, anche nella pancia del Pdl cominciano i primi malumori. L'imbarazzo e l'irritazione sono palpabili, col Pdl sui giornali solo per scandali o gli scontri fra correnti. A sorpresa anche la ministra Mara Carfagna ha chiesto a Cosentino «un passo indietro». Di sicuro a decidere non saranno i vertici del partito ma il leader in persona che un minuto prima del voto dell'aula potrebbe chiedere a Nicola Cosentino di lasciare «spontaneamente» l'incarico.