Ronde, bocciatura definitiva
Le ronde volute dalla Lega: solo un pallido ricordo e nulla più. La sentenza della Corte Costituzionale di qualche giorno fa, a proposito della possibilità di utilizzare privati cittadini per gestire «l'ordine pubblico», fa piazza pulita di tutte le cose dette dalla Lega in questo ultimo anno.
Come ogni attento lettore sa molto bene, una volta vinte le elezioni il centro destra ha fatto sparire dai palinsesti Rai e Mediaset, ogni commento su disordini sociali, disagio di strada e microcriminalità, come se per puro incanto, la nostra società è diventata pacificata e scevra da ogni sofferenza urbana.
Le ronde hanno perso d'interesse e ora la Corte dà il colpo finale stabilendo che possono esistere solo come segnalatori alle forze dell'ordine per situazioni contro la sicurezza urbana (come ogni cittadino dotato di un po' di senso civico dovrebbe fare), ma non possono intervenire contro il disagio sociale, che era il vero obiettivo della Lega e soci.
Per il disagio sociale, la competenza ricade sui servizi sociali, che hanno la preparazione giusta e le sensibilità per farlo, come la Cgil e le altre Associazioni avevano da sempre sostenuto.
Le ronde leghiste o di privati cittadini, erano per lo più «elefanti nella cristalleria» del disagio di strada, totalmente impreparati ad affrontare il giovane tossicodipendente, il senza fissa dimora, la prostituzione, il, rom o il minore abbandonato al suo destino.
Nella provincia di Pavia il disagio di strada e la necessità di progetti per l'integrazione, hanno visto impegnati le Caritas, le Camere del Lavoro, le Cooperative sociali, come la 381 di Voghera, le Associazioni come Adolescere, l'Opera Nomade, le parrocchie e tutte le altre Associazioni che assistono e riducono le sofferenze di strada.
Ne è passata di acqua sotto i ponti dal lontano 1998, quando l'allora ministro degli interni, Giorgio Napoletano, interveniva preoccupato per ridurre l'impatto della prima ronda nata a Voghera.
Quando un anno fa il ministro Maroni istituiva le ronde, non pensava al flop che ne è scaturito (pochissime domande in tutto il nord) e che la Corte ne limitasse cosi pesantemente l'impatto sui territori e sulla società.
Questo dimostra che il disagio di strada va affrontato con gli strumenti del sociale, anche se i tagli previsti dalla finanziaria, che ricadranno, oltre che sul lavoro dipendente e sui pensionati, anche sulle aree più povere, non fanno presagire nulla di positivo.