«Portavo regali a tutti, politici e preti»
PERUGIA.Scajola e Anemone? «Erano in confidenza», «si davano del tu ed avevano un rapporto diretto». E il costruttore romano «era dipendente da Angelo Balducci, di fatto faceva ogni cosa che quello gli chiedesse, questo rapporto gli garantiva il mantenimento della posizione di preminenza nell'aggiudicazione degli appalti pubblici». Il verbale dell'interrogatorio dell'architetto Angelo Zampolini, accusato dai pm di Perugia che indagano sugli appalti dei Grandi eventi di aver riciclato denaro dell'imprenditore romano, è stato depositato al tribunale dei ministri di Perugia tra gli atti della richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Pietro Lunardi. Il 18 maggio scorso l'architetto ha parlato anche del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, dell'ex generale della Guardia di Finanza Francesco Pittorru e del leader dell'Idv Antonio Di Pietro. «Tutti coloro che conoscevano Anemone hanno ricevuto qualche regalo da lui, era cosa notoria», ha spiegato Zampolini. «Recapitavo regali per tutti, attori, registi, politici, preti. Anemone conosceva tutti, aveva conoscenze anche in Vaticano, tra i tanti monsignori anche Camaldo, il cui nipote lavorava presso Anemone». Poi c'è Di Pietro: «Ricordo che Angelo (Balducci, ndr) - prosegue Zampolini - mi raccontava che il ministro era un tipo piuttosto irruento e impetuoso, e che chiedeva a Balducci di avere un'entratura in Vaticano. Affermava di non condividere il suo stile, non lo presentò in Vaticano come da lui richiesto».
Quanto all' ex ministro alle Infrastrutture Pietro Lunardi, secondo la dettagliata documentazione prodotta dai Pm Alessia Tavernesi e Sergio Sottani, l'acquisto della palazzina di via dei Prefetti da Propaganda Fide è avvenuto per «l'intervento risolutivo di Angelo Balducci e tramite l'Immobiliare San Marco srl, di cui era amministratore legale il figlio Giuseppe Lunardi». Dagli atti emerge che il costo fu di tre milioni di euro, pagati in parte con un mutuo, contro i sette del valore reale. In cambio Lunardi, la cui posizione appare sempre più compromessa, avrebbe consentito a Propaganda Fide di accedere a un finanziamento erogato dalla Arcus di due milioni e mezzo di euro «in difetto dei presupposti» per la realizzazione di un museo a Piazza di Spagna.