Michela, la passione per la canoa
PAVIA. Il Cus Pavia è oggi fra le prime tre società in Italia nella specialità della canadese. L'azzurro Enrico Calvi ha fatto proseliti e convinto anche la prima giovane donna italiana a cimentarsi con questa impegnativa specialità, Michela Cambieri. Sedici anni, promossa alla classe 4ª dell'Istituto Geometri con la media del 7 e mezzo, Michela si è avvicinata lo scorso anno allo sport della canoa e dopo aver imparato a pagaiare sui kayak ha deciso di iniziare a provare sulla canadese. Si è presentata ai tricolori sui 5000 metri a Milano, correndo da sola e vincendo.
«Mi sono appassionata alla canoa grazie alla scuola che frequento. L'anno scorso abbiamo partecipato ad una gara studentesca su un dragonboat e con grande sorpresa siamo riusciti a battere tutti. Ho cosi scoperto il bell'ambiente che c'è al capannone del Cus Pavia e a giugno mi sono lasciata tentare: ho frequentato i corsi estivi per imparare a pagaiare. E' stato amore a prima vista, tanto che non più smesso. Il passaggio alla canadese è avvenuto dopo 4 mesi su suggerimento di Enrico Calvi, anche perché dal gennaio di quest'anno la federcanoa internazionale ha introdotto la specialità canadese per il settore femminile ed ho voluto provarci, seguita passo passo da Enrico. Ho provato ad andare in kayak, ma scoprendo la canadese tutto mi è parso ancor più bello». La sua prima esperienza in gara è stata ai campionati italiani sui 5000 metri all'Idroscalo di Milano, dove Michela ha vinto... correndo da sola. «Sono rimasta in forse sino all'ultimo se gareggiare o meno: ho trascorso l'inverno sul pagaiaergometro, con rare uscite in barca, cosi non sapevo neppure se sarei riuscita a pagaiare in ginocchio per una distanza cosi lunga. Ero talmente nervosa che in una prova effettuata sul Ticino qualche giorno prima non avevo superato i 2000 metri. Poi in gara, però, è stata tutt'altra cosa, ero talmente concentrata che non mi sono accorta di aver affrontato tutto il percorso di gara. Sul podio ero felice, non tanto perchè pensavo di essere diventata campionessa italiana, ma per avercela fatta ad arrivare fino in fondo! Non che fossi pessimista o non credessi in me stessa, anche se devo ammettere che molte volte lo sono, semplicemente non me l'aspettavo di farcela cosi tranquillamente, anche perché alla fine era solo una settimana che provavo sul fiume». Michela è ancora juniores e non avendo avversarie si trova a gareggiare sempre da sola o al massimo insieme ai ragazzi. «Lavoro in settimana per migliorarmi dal punto di vista cronometrico: non è facile, ma sono convinta che col passare del tempo altre ragazze vorranno cimentarsi con la canadese. Il mio obiettivo è arrivare in nazionale e per arrivarci più che i titoli contano i tempi che si riescono ad ottenere». Il fatto di pagaiare in ginocchio può spaventare molte ragazze, che lo giudicano poco femminile. «Mi è capitato di sentire ragazze che a Mergozzo, in una gara, dicevano che loro non l'avrebbero fatto mai, forse perché pensavano al fatto estetico, ma si sbagliano. Quello che conta è la passione per la canoa. Il consiglio che do a tutte è quello di provare assolutamente a pagaiare in canadese, non è vero che non sia femminile e non è neanche difficile come può sembrare a prima vista, anche se occorre armarsi di tanta pazienza e non abbattersi se non si riesce ad ottenere subito risultati, si deve insistere sempre. Certo all'inizio si può pensare di non avere stabilità, ma si apprende anche quella col lavoro. Dolore? Bè all'inizio la posizione inginocchiata può provocarne un poco, ma ci si abitua e poi non ci si fa neppure più caso». Michela ha pagaiato in barca con Calvi e rilancia l'idea di equipaggi misti. «Rappresentano una grande opportunità per noi donne che facciamo canadese, cosi possiamo cimentarci anche in gare con equipaggi. Dato che saremo molto poche in questa stagione in Italia, non penso ci siano società che riescano a comporre molto facilmente un canadese di coppia ma spero che prima o poi ci si possa arrivare. Voglio ringraziare il mio allenatore Enrico Calvi che mi ha sopportato, mi sopporta e mi sopporterà. Un grazie anche ai miei compagni della canadese ed ai tecnici Daniele Bronzini ed Antonio Mortara».