«Mercato saturo, puntiamo sui recuperi»
PAVIA. Cantieri ancora fermi in tutta la provincia. E per ripartire, avverte Alberto Righini, presidente di Giovani imprenditori edili Ance di Pavia (e vicepresidente nazionale), «non servono più superfici edificabili, perché il mercato è già stato saturato in questi anni». Meglio quindi puntare sulle manutenzioni e sulle ristrutturazioni degli immobili più vecchi.
A Pavia ovest ai bordi del raccordo autostradale progetti già autorizzati stentano a partire, i cartelli 'Vendesi" ingialliscono al bordo delle strade. Il cantiere di Santo Spirito e Gallo in viale Campari vicino alla Coop è transennato ma nulla si è mosso dall'anno scorso. «Molti cantieri sono fermi o vanno a rilento - prosegue Righini-. Anche se Pavia e il pavese soffrono meno di altre zone perché vicine a Milano e incentrate economicamente sul settore terziario».
Dall'Ance emerge un panorama ancora preoccupante: «Non si vende o si vende con il contagocce per carenza di liquidità nelle famiglie e un sistema del credito che prima finanziava i mutui al 120% e ora non li finanzia più nemmeno all'80», afferma il presidente. I numeri parlano: meno mille lavoratori in un anno, nel 2010 le ore lavorate sono in proporzione la metà del 2009 e quelle di cassa sono rimaste invariate.
«Il problema è che non si può nemmeno puntare sugli appalti pubblici, dove si scatenano guerre tra poveri al massimo ribasso e le imprese devono comunque anticipare i capitali». Il resto è un problema di domanda e di offerta. Spiega Righini: «Le pianificazioni urbanistiche non sono state capaci di valutare l'effettivo bisogno dei territori: sono state inserite troppe aree edificabili, superiori a quanto il mercato poteva assorbire e questo ha contribuito a sballare il mercato. Poi è divampata la crisi».
Il piano casa? Pochissime le richieste in tutta la provincia: molti Comuni avrebbero dovuto censire le aree per identificare gli ambiti di applicazione del piano, ma per non fare il lavoro 'doppio" (dato che nel frattempo si stava lavorando ai piani di governo del territorio), tanti hanno escluso le aree non ancora censite, spesso appetibili. «Senza contare che le riduzioni degli oneri di urbanizzazione che dovevano rendere appetibili gli interventi - aggiunge Righini - non sono state cosi elevate perché a causa di crisi e tagli le amministrazioni devono far cassa». Gli oneri, tuttavia, potrebbero aiutare a superare la crisi del settore: «Rispetto alle città di 20 anni fa, non vedo un incremento di servizi proporzionato al costruito - spiega Righini -. Parte degli oneri versati, dovevano essere destinati allo sviluppo di servizi che consentissero alla città di crescere armoniosamente. Invece sulle infrastrutture ci sono stati pochi investimenti».
Per ripartire, da un lato servirebbe il finanziamento di opere sensibili da parte del governo e misure come la defiscalizzazione degli immobili e delle manutenzioni, con incentivi all'acquisto della prima casa, spiega Righini, ma non solo: «Il mattone non è eterno: come per le auto, le manutenzioni dovrebbero essere già programmate all'origine e l'edilizia potrebbe reggersi con le manutenzioni. Dopo 30 anni un edificio dovrebbe essere demolito e ricostruito, con una convenienza che rispecchi i vantaggi ad esempio energetici della ricostruzione rispetto a interventi parziali». (a.gh.)