Lippi in fuga dai tifosi: «Vergogna»
FIUMICINO (Rm). Ore 7,40 atterra l'aereo del disonore. A Fiumicino non c'è la calca di quattro anni fa a Pratica di Mare e, per la verità, neanche il clima. Allora Marcello Lippi lasciò per ultimo il charter che lo riportava a casa dopo il trionfo di Berlino. Ieri è sceso per primo dal volo partito da Johannesburg ed è scappato da un'uscita di servizio cercando di dribblare fotografi, giornalisti e curiosi.
Una precauzione inutile perché nella sala arrivi c'erano più poliziotti che tifosi. Del resto quattro anni fa gli azzurri avevano una coppa del mondo in valigia e tanta voglia di far festa, ieri non avevano nulla da mostrare se non i lividi tre partite da dimenticare a qualche vuvuzela di plastica comprata all'ultimo momento. Potevano aspettarsi un'accoglienza diversa? Probabilmente no. E cosi, quando la comitiva si è materializzata nell'angolo più lontano del terminal 3, è partita la contestazione. A dare il via un gruppetto di tifosi romanisti imbufaliti al punto giusto. Appena Totò Di Nataleha messo il naso fuori dall'area riservata agli arrivi è partito un 'vergogna" che ha fatto più male dei due gol di Vittek. L'attaccante ha cercato con gli occhi i compagni poi, tutti assieme, hanno affrontato il calvario tra due ali di poliziotti e carabinieri. Per dieci minuti è stato un crescendo di insulti che hanno risparmiato solo Quagliarellae, in parte, De Rossi. Gli altri hanno subito in silenzio, con Cannavaronascosto dietro un carrello per i bagagli più alto di lui e Pepeche ha criticato una vignetta del Giornale (11 bare azzurre) con un emblematico «Giornalisti becchini». La contestazione non ha risparmiato neanche i vertici federali. Dopo la fuga di Lippisono stati Abetee Valentinia condividere il destino dei giocatori, incassanto la critiche senza lasciarsi scappare una parola.
Ma ieri pochi avevano voglia di parlare. Il Ct ha respinto gli assalti dei giornalisti («Ho già detto quel che dovevo dire»), poi, incassato un 'Marcello resti un grande" urlatogli da un tifoso, ha invitato l'autista ad affrettare la partenza. Giusto in tempo per evitare i contestatori. «Dispiace essere usciti cosi - ha rotto il ghiaccio Gilardino- E siamo i primi a essere amareggiati». «Non ho ancora rivisto in tv le immagini della partita persa a contro la Slovacchia - gli ha fatto eco Riccardo Montolivo- ma nella mia testa l'ho rivissuta tante volte come una specie di incubo».
«Sono deluso e amareggiato - ha spiegato Salvatore Bocchetti- Eravamo convinti di fare meglio, ma evidentemente qualcosa non ha funzionato. La contestazione? Fa male ma c'è anche chi ha applaudito». Sui fischi è intervenuto Quaglierella: «Li trovo ingiusti. Lippi si è preso le responsabilità del fallimento e noi abbiamo chiesto scusa ai tifosi. Che cosa dobbiamo fare ancora? Speriamo in futuro di avere un'Italia più forte». Più onesto Pazzini: «Stiamo vivendo un momento durissimo e non credo che ci sia altro da aggiungere. Meno male vado in vacanza perché non vedo l'ora di mettermi questa brutta vicenda alle spalle». Voglia condivisa da Cannavaro. Il capitano è sembrato il più sorpreso dalla contestazione. Ai primi fischi ha tolto gli occhiali a specchio e ha accennato un sorriso. Poi ha accelerato il passo inseguito da accuse e insinuazioni pesanti. Un ritornello di luoghi comuni («andate a lavorare», «venduti», «palloni gonfiati») che accompagneranno il capitano nella sua avventura in Dubai e lanciano un segnale a Prandelli. La notte di Berlino è un ricordo. Da domani si riparte.