De Rossi: «Non cerco alibi»


Valentino Beccari
JOHANNESBURG.La delusione è la faccia da guerriero sconfitto di Gennaro Gattuso. È stato tra i peggiori in campo, ma non ha paura di metterci la faccia. Mostra orgoglioso le medaglie sul petto e le cicatrici nelle gambe e nel cuore.
«Che schifezza di addio - afferma Ringhio senza mezzi termini - quattro anni fa eravamo degli eroi, oggi siamo dei coglioni. È vergognoso uscire in questo modo in un girone con avversarie decisamente alla portata. Chiedo scusa a tutti gli italiani».
L'eroe è ferito, forse finito. Non per il calcio ma almeno per la Nazionale. «Con l'azzurro ho chiuso - taglia corto Gattuso - non sono più un ragazzino e gli ultimi 2-3 anni di carriera devo gestirmeli bene con il club. Al Milan? Non lo so, vedremo».
De Rossiporge l'altra guancia. Il romanista è uno dei pochi giocatori di livello internazionale ma è arrivato all'appuntamento mondiale con il peso di una situazione familiare difficile. La testa non ha mai preso il volo per Johannesburg altrimenti non avrebbe mai telecomandato il pllone verso gli avversari nel primo gol slovacco.
«Non cerco alibi, ho giocato male, cosi come tutta la squadra - dichiara il romanista - abbiamo avuto un approccio sbagliato alla partita cosi come del resto è accaduto sempre qui in Sudafrica. Non pensavo certo di uscire cosi. Comunque io non mollo, se Prandelli mi chiama io rispondo presente».
Sognava la consacrazione internazionale, l'elezione diretta a primo ministro della difesa. Manchester e Real chiedevano informazioni sul suo conto, oggi forse non lo cercherebbe nemmeno l'Albinoleffe. Chielliniè un uomo distrutto. «Che delusione - dichiara lo juventino - la colpa è tutta nostra, il mister Lippi non ha responsabilità. Non dobbiamo cercare alibi ma riflettere su quanto accaduto».
E in effetti la squadra ha riflettuto, restando per oltre un'ora nello spogliatoio. Criscitoè tra i primi a uscire anche perché ha soprattutto ascoltato.
«Siamo scesi in campo con la paura - sottolinea il difensore del Genoa - la nostra è una sconfitta di testa e non di gioco. Peccato, non doveva finire cosi».

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