Divisi dal voto, uniti dalla paura
POMIGLIANO.Divisi dal voto, ora gli operai si ritrovano uniti nel girone della paura. Il giorno dopo i cancelli della Fiat di Pomigliano sono chiusi ma le linee telefoniche scottano. Si cercano, con l'orgoglio di avere detto «no» a condizioni di lavoro inaccettabili, oppure sollevati per un «si» detto a un mutuo da pagare e a una famiglia da mantenere. Ma il dubbio si mangia poi tutto: e se davanti a un consenso non plebiscitario l'azienda si tira indietro? E se la Panda non arriva? Per tutti la speranza è che la fabbrica, comunque, sopravviva.
Tra colleghi uniti da anni di lavoro prevale la comprensione, il rispetto delle buone ragioni di ciascuno. Che non ci fosse troppa voglia di farsi del male, lo si era capito a notte fonda. Durante lo spoglio, quando lo scrutatore mostrava il voto di un operaio che sulla scheda aveva scritto «Si, purtroppo». Davanti ai 50 presenti, tra cui il direttore dello stabilimento e il capo del personale, calava un silenzio assordante. E un po' di pudore assaliva tutti.
Nessuno se l'è sentita di annullarlo, quel voto. E nemmeno l'altro, di segno opposto, su cui un altro operaio aveva scritto: «No, per sempre».
Giuseppe Dinarelli, delegato Fiom Cgil, è rimasto fino all'ultima scheda. Il giorno dopo dice: «Ci siamo sentiti solo al telefono dopo il voto, chi era fiero di avere detto si, certo di avere vinto la prima battaglia, e chi mostrava preoccupazione per le prossime mosse dell'azienda». Non era una giornata da passare in fabbrica ma solo al telefono. Chi raccontava di aver votato «no» spiegava di averlo fatto contro le condizioni di lavoro e non contro l'investimento promesso.
Qualcuno era orgoglioso di aver vinto la prima battaglia. E ora che succede? «Se Marchionne vuole trattare solo con i firmatari noi non ci stiamo, la Fiat deve riaprire la trattativa con tutti», dice il delegato Fiom. La sensazione di molti è che lo scenario muti di giorno in giorno e il timore è che la sfiducia prenda il sopravvento. C'è chi in 20 anni ne ha viste tante. Di fare un braccio di ferro con l'azienda però non c'è tanta voglia. Prevale la sete di informazioni, l'ansia di conoscere il proprio destino.
«Ci hanno detto di votare, cosi avremmo potuto convincere la Fiat ad investire a Pomigliano - racconta Gianluca Visconti, 26 anni - poi ci hanno riferito che il Lingotto, vista la soglia bassa dei si, era quasi intenzionata a fare un passo indietro e poi ci hanno detto che invece avrebbe confermato il piano. Ma ci si vuole rendere conto che abbiamo diritto a sapere qualcosa sul nostro destino?»
Ha un po' di paura Rosario De Lucia, in Fiat da 21 anni. «Temiamo le loro decisioni - allarga le braccia -. Ora il sindacato deve far valere questo risultato, bisogna agire e far attuare il piano». Intanto domani tutti i metalmeccanici della Campania si ritroveranno in piazza a Napoli per uno sciopero di 8 ore.