«Cosi il Negus ci portò alla vittoria»
TROMELLO. Avevamo lasciato il tromellese Francesco Centenara alle prese con il primo campionato italiano per la categoria Dolphin 81. Era il 1999 e quella gara si disputava a Caorle che divenne, a quel punto, anche la meta del viaggio di nozze del manager con la passione della vela.
Centenara, manager della Mobil Plastic di Confienza, con l'inseparabile amico Fabrizio si era rivolto a Flavio Favini, timoniere di Mascalzone Latino all'ultima coppa America. «Favini ci accolse con molta cortesia e ci mise in contatto con un tale Enrico Negri detto 'Negus" che aveva gia ottenuto diverse vittorie, ma per il carattere e temperamento non era mai riuscito a sfondare nel professionismo e non figurava nel ranking dei primi dieci timonieri italiani», racconta Centenara che prosegue: «Con lui concordammo e pianificammo il campionato italiano, il suo compenso, gli allenamenti, le spese, lo spostamento della barca per gli allenamenti, lo sponsor e tutto quanto serve per partecipare a una manifestazione di questo tipo. Da subito il Negus cambiò i ruoli. Io alla regolazione delle vele bianche randa e fiocco, Wolly aiuto prodiere e alle drizze, Marco prodiere, Fabrizio alla regolazione dello spinnaker e aiuto tattica. La tattica generale e il timone erano esclusivamente del Negus». I mesi di preparazione trascorsero intensi: «Ero molto preoccupato per la tensione del matrimonio, per i soldi che dovevamo spendere perchè la sponsorizzazione non copriva tutti i costi, per il risultato che potevamo ottenere sapendo che gli amici sponsor della Valtur si aspettavano non meno di un terzo posto». Non erano solo questi i timori di Centenara e dell'equipaggio vigevanese: «La fama del Negus di velista aggressivo con l'equipaggio e con avversari e giudici ci lasciava perplessi, ma con noi era sempre tranquillo».
Nell'ultima uscita di allenamento, però, Negri cambiò modo di porsi e, alla partenza della prima regata del campionato, con una barca che voleva infilarsi e si era portata a meno di due metri, mostrò tutta la sua verve. «Mi spaventai nel vederlo con i capelli e la barba dritta come il pelo dei gatti quando sono furenti. Con un occhio guardava davanti, con l'altro a sinistra l'altra barca, con una mano teneva saldo il timone, con l'altra la bandiera rossa della protesta. Di colpo si alzò senza muovere la mano che teneva il timone, appoggiò una gamba sulla sponda della barca come se volesse saltare sull'altra barca sparando una raffica di parole irripetibili». Il susseguirsi di manovre perfette valse la vittoria tra gli applausi della giuria. Nelle altre tre regate della prima giornata, l'equipaggio vigevanese colse due primi e un secondo posto. Ma le sorprese, belle e brutte, erano sempre in agguato (2.continua).