Usa, fucilato dopo 14 anni
NEW YORK.Il plotone d'esecuzione non ha fatto il conto alla rovescia fino in fondo. Si erano messi d'accordo che avrebbero contato fino a due e poi avrebbero sparato in contemporanea al cuore di Ronnie Lee Gardner. Questo criminale di quarantanove anni colpevole di due omicidi è morto fucilato in Utah nella notte fra giovedi e venerdi.
Era stato lui a volere essere giustiziato a mezzo di fucilazione e le autorità di questo stato dell'Ovest americano lo hanno accontentato. Lui ha voluto morire cosi perchè si è detto convinto che debba valere la legge del taglione: lui ha fatto fuoco sulle sue vittime e dunque è giusto che venga giustiziato nello stesso modo. Il ministro della giustizia dello Utah non ha sollevato obiezioni, visto che in questo stato a maggoranza mormone è più umano morire facendo scorrere sangue che non con un'iniezione letale. I mormoni credono infatti che solamente in questo modo si può sperare di venire ripuliti dai peccati ed essere perdonati da Dio. Un gesto umano, dunque, far fuori Gardner cosi, tanto che da quando la Corte Suprema ha ripristinato la pena di morte nel 79 già altre due persone in Utah sono state giustiziate con un plotone d'esecuzione.
Erano quattordici anni tuttavia che questo metodo non veniva impiegato, né in Utah né altrove negli Stati Uniti. Poco dopo la mezzanotte Gardner è stato accompagnato in una saletta nel mezzo della quale c'era una sedia con lacci di cuoio ai quali è stato imbragato. L'ultima cosa che lui ha visto prima che gli calassero un cappuccio sugli occhi sono state le feritoie alte non più di cinque centimetri attraverso le quali spuntavano le canne di cinque fucili. Dietro alle pareti fatte di cubi di cemento grigi c'erano i volontari che si erano fatti avanti per portare a termine questa esecuzione.
Seguendo un macabro copione che si ripete in tutti gli Stati Uniti quando avviene un'esecuzione, erano presenti non soltanto i familiari delle vittime ma anche alcuni giornalisti che lavorano per i mass media del luogo dove avvenne il crimine. «Il tutto è avvenuto molto in fretta e in modo molto composto» è stato il commento di Cheryl Worsley, reporter per una radio locale. «Dopo che i proiettili lo avevano già colpito ho visto il corpo spostarsi un poco e questo mi ha turbato». Nessun commento invece sul metodo dell'esecuzione o sul fatto stesso che in Utah si continua a condannare a morte.
Perfino Michael Burdell, l'uomo che Gardner nel 1985 uccise con un colpo di rivoltella agli occhi, era contrario alla pena di morte. Era un avvocato di Salt Lake City che più volte si era pronunciato contro la pena capitale. «Se mio zio fosse qui oggi non sarebbe per nulla contento di quello che sta avvenendo», aveva detto giovedi notte la nipote di Burdell poco prima che Gardner finisse davanti al plotone d'esecuzione.