Lite e querele nella Lega di Voghera La polizia sente i politici come testimoni
VOGHERA.Lite interna alla Lega Nord, querele incrociate e indagini di polizia e carabinieri. Quella che normalmente è la dialettica interna a ogni partito, sotto la scadenza elettorale ha rapidamente raggiunto il punto di fusione. E adesso segretari e consiglieri comunali sfilano in commissariato per essere sentiti come testimoni.
I fatti: lo scorso 10 febbraio, nella sede cittadina della Lega si svolge una riunione allargata ai partiti della maggioranza di centrodestra. Tra il segretario, Filippo Musti, e un militante, Sergio Fumagalli, nasce una discussione. «Voleva che inserissi nella lista della Lega un fuoriuscito di Forza Italia», dice Musti. Fumagalli, sentito ieri, ha gentilmente replicato che per il momento non intende rilasciare dichiarazioni.
Ma torniamo alla riunione. Musti si oppone alla prospettiva di inserire quel nome tra i candidati e tra i due nasce una discussione accesa che, ben presto, degenera in una lite. Secondo chi vi ha assistito, i due si sarebbero limitati alle parole, ma scegliendole tra le più pesanti. Il risultato è che Fumagalli attende che si svolgano le elezioni, e poi deposita una querela in commissariato contro Musti per ingiurie. Stessa cosa fa il segretario cittadino del Carroccio, con la differenza che si rivolge ai carabinieri e alle ingiurie aggiunge la diffamazione. Le forze dell'ordine avviano le indagini e proprio l'altra mattina, in commissariato, sono stati sentiti nella veste di persone informate sui fatti il coordinatore cittadino del Pdl, Gianpiero Rocca e il vice coordinatore del Pdl, Giuseppe Cacciatore. Entrambi hanno assistito al 'match" tra Musti e Fumagalli e Cacciatore si sarebbe anche frapposto per evitare il peggio. Se Fumagalli preferisce, al momento, tacere, il segretario Musti dice: «Lui mi ha insultato e ha fatto affermazioni diffamatorie di fronte a dei testimoni. Per questi motivi l'ho querelato. Tengo ad aggiungere che lo stesso è stato espulso dalla Lega Nord, con il voto unanime da parte sia del direttivo cittadino che di quello provinciale».
Della questione, adesso, si occuperanno i carabinieri, la polizia di Stato e la procura della Repubblica. Sentendo gli altri esponenti del Pdl e, soprattutto, della Lega che la sera del 10 febbraio assistettero alla lite.
PARLA GAROFOLI
«Il Pd e la Soms
Entità distinte»
Nessuna polemica interna al Partito democratico sulle case della Soms. Lo precisa il segretario del Pd, Enzo Garofoli: «Se è vero che alcuni iscritti al Pd fanno parte della Soms, non lo fanno certo in quanto esponenti di partito, ma come liberi cittadini». La discussione era nata sul fatto che il nuovo regolamento prevede un reddito minimo per avere diritto a una casa. Su tale questione «ognuno di noi - aggiunge Garofoli - può liberamente avere un'opinione da esprimere senza coinvolgere il Pd su una problematica su cui, ritengo, il partito non debba permettersi di 'dettare la linea" ad un consiglio di amministrazione costituito a seguito di democratiche elezioni fra gli iscritti alla Soms stessa e che sta fronteggiando una situazione economica complessa».