IL PALLONE CHE CI ROVINA LO SHOW


La sfida con l'overdose di vuvuzelas è persa in partenza, quella per la qualità delle giocate pare abbia un nemico temibile: lo jabulani, il pallone che l'Adidas ha imposto con la forza dei denari. Pare, perché non c'è la prova provata che alcune giocate da torneo dei bar, papere e parate alla Garella, siano tutta colpa di questa sfera sgusciante come il Supertele, quello un po' sformato che animava le partite in spiaggia prima che le capitanerie di porto le vietassero.
Lo dicono tutti - portieri, attaccanti, allenatori - che è una sciagura. Ma la teoria da sola non basta a spiegare gol o gollonzi come quelli di ieri ma anche dei giorni precedenti. Che dire della svirgolata dell'argentino Demichelis e dell'innocua punizione del nigeriano Uche che finisce in porta dopo aver attraversato tutta l'area? Il portiere sembrava volesse parare un altro pallone invisibile tre metri più in là. C'è poi la papera di Enyama, il portiere africano che nella sfida precedente aveva parato tutto agli argentini, e anche l'autogol del coreano che si è visto sbattere la palla nel ginocchio senza reazione alcuna.
Qui nessuno rimpiange quei palloni di cuoio con le cuciture e la valvola, che se li colpivi di testa dalla parte sbagliata finivi in ospedale, però si è andati un po' oltre. Fabio Capello, franco come sempre, lo ha definito «il peggior pallone mai visto».
Va bene, che chi paga è un po' come quei bambini che arrivavano in cortile con il pallone sottobraccio. Dovevi farli giocare per forza, però te la cavavi perché la palla non gliela passavi mai. Qui invece non c'è rimedio: il pallone bisognerà tenerselo fino alla fine. Però una domanda semplice semplice bisogna farla: ma non potevate farlo provare a due o tre campioni veri prima di rovinarci lo show?

Stefano Tamburini