La cura del dolore? La risposta nei geni di ogni paziente
PAVIA. A ogni dolore la sua cura. L'analisi genetica del paziente permette di capire quale farmaco, tra quelli a disposizione, sia più attivo e con meno effetti collaterali. E quindi di impostare una terapia su misura. Una valutazione che ogni giorno, al San Matteo, viene fatta nei laboratori di Farmacocinetica da un'équipe diretta da Mario Regazzi. Il passaggio al letto del malato è breve. A farlo ci pensa il servizio di Terapia del dolore, diretto da Massimo Allegri.
A Pavia si è formato un gruppo di lavoro tra ricercatori dell'irccs San Matteo e dell'Università di Pavia che ormai da tre anni invita in città i maggiori esperti di terapia del dolore per discutere delle più recenti novità scientifiche. Questa volta i pavesi voleranno a Baltimora (l'8 e 9 luglio), a un meeting organizzato dalla Johns Hopkins, ospiti del professor John Clarke, con il quale lavorano in sinergia da tempo.
E porteranno l'esperienza maturata in questi anni al San Matteo, diretamente al letto del malato.
«Ma sarà anche l'occasione per creare una commissione internazionale sugli oppiodi - spiega il direttore scientifico del San Matteo, il professor Carlo Alberto Redi - sulla farmacogenomica e sull'aspetto psicologico del dolore». La direzione scientifica finanzia un filone della ricerca, con borse di studio e contratti, proprio verso questa nuova frontiera.
Un lavoro sul dolore targato Pavia è stato pubblicato anche sull'ultimo numero della rivista scientifica 'Le Scienze", uscito a giugno.
Nel campo della terapia del dolore la ricerca ha compiuto notevoli passi avanti sia nel capire come modulare il segnale doloroso con farmaci specifici (oppiodi, antidepressivi, antiepilettici, e altre tipologie) sia nel cercare di modulare la terapia in funzione delle caratteristiche genetiche del paziente.
E negli ultimi trent'anni è stato dimostrato che la terapia per fronteggiare il dolore deve comunque sempre mirare a individuare il meccanismo esatto che genera quel sintomo.
«Numerosi studi sulla risposta degli antidolorifici hanno dimostrato la presenza di varianti genetiche nei bersagli molecolari coinvolti direttamente nell'azione del farmaco - spiega Mario Regazzi -. Queste varianti sono responsabili delle differenti reazioni nei pazienti. Lo testiamo da tempo, ogni giorno, anche al San Matteo. Per questo motivo l'analisi genetica di ogni persona trattata ci aiuta a individuare la terapia più efficace per lei. UN esempio? Nelle cliniche mediche un malato con un'insufficienza epatica o renale ha bisogno del supporto farmacologico e con le nostre analisi siamo in gradi di suggerire se continuare in quella direzione o cambiare strada».
I ricercatori analizzano le concentrazioni di farmaco che si rinvengono nel sangue e che poi agiscono sul recettore. «Ogni paziente viene identificato e si valuta se la tossicità, in risposta a un certo farmaco, è di tipo metabolico o genetica - dice Massimo Allegri -. Poi valutando la concentrazione si può dare indicazione al clinico che lo segue in reparto se continuare o no con quella cura».
La genetica dunque fornirà la chiave, in un futuro nemmeno troppo lontano, per impostare una terapia ad hoc per ognuno. Un abito su misura per combattere il dolore. «Per ottenere questo risultato sono necessarie ancora numerose ricerche - spiega Redi -. I risultati che ne deriveranno dovranno fornire informazioni utili anche a evitare effetti collaterali che a volte afliggono i pazienti che utilizzano analgesici».