Niente protezione per Spatuzza


PALERMO.«Il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza non è credibile per i tempi dilatati in cui ha reso le sue rivelazioni sulle stragi di Falcone e Borsellino e nel processo Dell'Utri» (nella foto). Con questa motivazione l'ex boss non è stato ammesso al programma di protezione per decisione della Commissione centrale del Viminale presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano, del Pdl. La proposta era stata avanzata dalle procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo che indagano sulle stragi di via D'Amelio e del 93. Per Spatuzza la commissione ha invece confermato «le ordinarie misure di protezione ritenute adeguate al livello specifico di rischio segnalato».
L'avvocato di Spatuzza annuncia il ricorso al Tar, ma la scelta della commissione del Viminale scatena le polemiche, con Walter Veltroni che parla chiaramente di «decisione politica», Di Pietro che definisce adesso Spatuzza «un morto che cammina» e Nino Di Matteo, pm della Dda di Palermo e presidente della giunta distrettuale dell'Anm, che non usa giri di parole: «È la prima volta che si nega una protezione proposta da ben tre procure».
Spatuzza è uno dei testimoni chiave nel processo per le stragi di via D'Amelio e Capaci e per i rapporti tra mafia e politica. Più volte, nelle sue testimonianze, ha tirato in ballo Forza Italia, il premier Silvio Berlusconi e soprattutto uno dei principali fondatori del partito, Marcello Dell'Utri. Prima nei verbali, poi anche in aula, Spatuzza ha ricostruito, dal suo punto di vista, tanti filoni investigativi. Se ne occupano, sotto profili distinti, le tre Procure che avevano chiesto di ammettere il collaboratore, fedelissimo dei boss Giuseppe e Filippo Graviano, al programma di protezione: Firenze, Palermo e Caltanissetta.
Il racconto più ampio Spatuzza lo ha consegnato in prima battuta ai magistrati fiorentini che indagano sulle stragi del 93. Ma le connessioni e le affinità criminali con altre vicende hanno finito per smistare i verbali anche ai giudici siciliani. A Palermo le dichiarazioni del collaboratore di Brancaccio, che in carcere si è dedicato a studi teologici, sono stati incanalati verso il capitolo della «trattativa» già da tempo alimentato (lo ha fatto anche ieri) dal lungo racconto di Massimo Ciancimino. A Caltanissetta il contributo di Spatuzza è finito nell'ambito delle inchieste ancora aperte sulle stragi Falcone e Borsellino. Spatuzza è comunque accusato di 6 stragi e 40 omicidi, tra cui quello del piccolo Di Matteo, sciolto nell'acido.
Per la commissione del Viminale il pentito non ha fatto le sue rivelazioni entro 180 giorni dalla manifestazione della volontà di collaborare con la magistratura inquirente e non è provata la «genuinità» delle dichiarazioni (sulla cui attendibilità,invece, le procure fanno affidamento).

Antonio Fraschilla