«Tutto sulle spalle dei lavoratori»
ROMA. La manovra economica del governo «è tutta sulle spalle» dei lavoratori. Il fiume rosso della Cgil scende in piazza nella capitale, ancora una volta senza la Cisl e la Uil.
È un corteo che precede lo sciopero generale del 25 giugno, protesta contro le norme anticrisi varate che però «non contengono riforme» e «colpiscono i redditi medio bassi». Sono i dipendenti della Funzione pubblica, della scuola e della ricerca, ma anche gli operai della Fiom e i pensionati a rispondere al richiamo del loro leader, Gugliemo Epifani raggiungendo Roma da ogni regione d'Italia. «Contro la manovra ingiusta e dannosa del governo Belusconi», come cita lo striscione che apre il corteo, in centomila (25mila per la questura, ndr) si ritrovano in piazza del Popolo, dopo aver sfilato lungo il centro, per ascoltare il segretario generale del sindacato. «È una manovra iniqua: a pagare sono sempre i soliti» afferma Epifani sul palco allestito di fronte l'obelisco Flaminio mentre centinaia di bandiere rosse Cgil sventolano.
Nel suo lungo discorso il segretario spiega perché la manovra non va bene: «È provinciale e di comodo, con un blocco sociale che non paga e l'altro che paga anche per chi sta meglio. Chi ha castelli, barche e campi da golf non paga nulla. Non è invidia verso chi ha un reddito alto, ma se il Paese ha un problema perché deve pagare solo chi tira avanti la carretta ogni mese?». Il segretario passa poi a fare un esempio dei tagli che saranno attuati sui dipendenti pubblici precisando che «il bidello che guadagna 1.200 euro al mese, paga con la manovra 3mila euro in tre anni, 2mila ne pagherà un portantino d'ospedale».
Molto diverse, ricorda il sindacalista, le manovre che gli altri Paesi europei hanno fatto per arginare la crisi: «In Spagna Zapatero tassa i redditi medio alti, in Inghilterra Cameron tassa le banche, in Germania la Merkel tassa le banche e le transazioni finanziarie e investe 13 miliardi in formazione, ricerca e istruzione. Come mai in Italia a pagare sono sempre i soliti? Come mai nessuno sostiene lo sviluppo se è vero come afferma anche la Banca d'Italia che la manovra deprimerà dello 0,5% la crescita del Pil?».
La folla in piazza applaude, un'impiegata statale di Frosinone dice che «tanto verrà messo tutto a tacere», la signora teme che «della nostra protesta si parlerà poco» e sottolinea che sono li a protestare perché «siamo cittadini, prima che impiegati ed è come tali che abbiamo dei diritti». A manifestare anche una rappresentanza del Pd, portata dal responsabile economico Stefano Fassina: «La manovra va profondamente cambiata per valorizzare il lavoro pubblico che non può essere trattato come zavorra».
Dopo aver contestato l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne che «non le rende uguali agli uomini, se si resta diseguali in tutto il resto», Epifani si concentra su altri due punti dolenti la crescita che la manovra non sostiene e la disoccupazione, il cui tasso continua a salire. «Siamo gli unici in Europa a non investire per il futuro del Paese - conclude - questa manovra reprime la crescita e incentiva la disoccupazione giovanile, visto che i tagli riguardano proprio i precari che perderanno il lavoro e chissà se e quando riusciranno a trovarne un altro». Le note di Bella ciao chiudono l'intervento di Epifani che richiama tutti allo sciopero generale del 25 giugno.