Senza Titolo
COLLINE E FRANE
La scommessa sui vigneti
nell'Oltrepo a rischio
Di recente Giorgio Boatti ha elencato i molti mali che affliggono le terre oltrepadane, sottovalutate nel loro ruolo e oggetto di abusi di vario tipo. Credo però si debba stringere di più attorno al tema del «dissesto», perché da troppo tempo gli interventi correttivi sono solo a posteriori, o assenti o addirittura sbagliati. Prima ancora della mancata regimentazione delle acque, ciò che scientificamente determina il dissesto è la insufficiente copertura vegetale dei terreni, non parlo di soli tappeti erbosi ma anche di essenze arboree che con radici profonde ancorino gli strati superficiali del terreno a quelli sottostanti più stabili. La copertura vegetale, quando sufficientemente ricca e datata, rappresenta una vera e propria spugna in grado di trattenere enormi quantità di acqua per unità di superficie; essa inoltre impedisce o limita quel pericoloso disseccamento degli strati superficiali del terreno argilloso, critico in caso di violente piogge.
Ovviamente il terreno coltivato esercita in modo assai minore le funzioni dell'antica vegetazione spontanea. Ridotta ai minimi termini la vegetazione originaria, la regimentazione delle acque superficiali diviene a questo punto inderogabile sebbene insufficiente.
Detto questo, occorre trovare un compromesso che, come minimo, implichi che le tecniche colturali alterino l'agroecosisterma il meno possibile rispetto all'ecosistema originario. Studi agronomici di tutto rispetto dimostrano che la produttività dei vigneti inerbiti non è inferiore a quella dei vigneti fresati e potrebbe addirittura esser superiore utilizzando accorgimenti opportuni.
Sono gli stessi viticoltori a riconoscere che, nelle zone che presentano una certa pendenza, i vigneti verticali (a ritocchino) sono meno soggetti a smottamento superficiale se inerbiti.
Ancor meno soggetti lo sono quelli orizzontali (a giropoggio) soprattutto se inerbiti.
Queste considerazioni dovrebbero indurre a scelte consapevoli e generalizzate, meglio se non imposte. Tuttavia va detto che l'agricoltore non può essere caricato di responsabilità generali se contemporaneamente non si garantisce sufficienza e continuità del suo reddito. Oggi l'agricoltura è la cenerentola dell'economia, soggetta ai diktat degli intermediari e della grande distribuzione. Dal liberismo suicida non sembra poterci difendere né una sinistra senza identità, né una destra affaristica e impreparata su questo fronte.
Il cambiamento necessario è radicale e profondo, un territorio letteralmente devastato ha bisogno per riprendersi di tempi lunghi: i tempi della natura si misurano in secoli mentre l'economia di mercato cambia addirittura da un mese all'altro. Soltanto sei mesi fa chi avrebbe previsto si dovesse varare una manovra economica aggiuntiva da 24 miliardi?
Le nostre colline possono essere messe in sicurezza purché si possa guardare alla qualità, purché il mercato non venga stravolto dagli speculatori, purché la cultura enogastronomica locale non venga sostituita da mode esotiche, purché la burocrazia e il grande capitale non soffochino le piccole e medie aziende agricole... altrimenti sarà inesorabile declino dei luoghi, delle culture, delle economie rurali.
Vincenzo Capriolipresidente dell'associazione T.A.B.U., Pavia
IL TERRITORIO
Broni-Mortara, il progetto
che ci farà solo male
Continua l'autodistruzione del nostro territorio. Vorrei insistere ancora sul progetto dell'autostrada Broni-Pavia-Mortara voluta dal potente ex assessore regionale alla famiglia Gian Carlo Abelli (non capisco la relazione autostrada-famiglia) e sostenuto, non si sa bene se per convinzione, convenienza o incompetenza, da partiti e sindaci (tranne rare eccezioni) e finanche dagli enti preposti alla tutela della nostra salute e del territorio (Asl e Parco del Ticino).
Se questo «mostro» dovesse prendere vita, non solo si divorerà un vastissimo e pregiato territorio agricolo ma, lungo il suo percorso, partorirà una serie di altri «piccoli mostri» (logistiche, outlet, centrali, ecc.) indispensabili per tenerlo in vita e alimentare la sua insaziabile fame di cemento.
Accertato che questa autostrada distrugge il paesaggio e l'agricoltura (non c'è compensazione ambientale che tenga), non serve al traffico locale, porta altro traffico e inquinamento rovinando la salute dei cittadini, allora mi chiedo: perché e per chi? A pensare male non si fa peccato e, di questi tempi, molto spesso ci si azzecca.
Ornella MoroLungavilla
COMMERCIANTI
Cosi è andato il voto
per il presidente a Stradella
Avverto l'esigenza di esprimere alcune precisazioni relative a quanto è emerso dai recenti articoli pubblicati in relazione alle elezioni che si sono svolte a Stradella e che mi hanno visto eleggere presidente della struttura territoriale Oltrepo dell'Associazione Commercianti della provincia di Pavia.
Premetto che non sono un amante delle polemiche: il mio intervento è solo rivolto a rendere trasparenti i fatti per come realmente avvenuti al fine di impedire fraintendimenti o interpretazioni equivoche della realtà. Credo, infatti, che molti mi riconoscano la condotta equilibrata e il rispetto che porto agli altri.
Ero a conoscenza del fatto che Andrea Frustagli avrebbe avanzato la propria candidatura: mi aveva personalmente informato e ne ero stato contento tanto che io stesso l'avevo incoraggiato. Non posso impedire, d'altra parte, che la dirigenza Ascom mi sostenga perché è il segno, gradito, del fatto che negli anni passati abbia correttamente agito sia a livello locale che provinciale.
In sede di elezioni è stata avanzata la proposta, da un delegato, di nominarmi per acclamazione. Non me lo aspettavo e non ho accettato, anche perché sapevo di un'altra candidatura. Per ben due volte ho chiesto all'assemblea di pronunciarsi in merito: sicuramente non era noto a tutti che le candidature dovevano essere proposte nel corso del consesso. Il dibattito a seguire ha giustamente proposto Andrea Frustagli. Riguardo al voto, si è trattato di scrutinio segreto che ha visto prevalere la mia persona con 22 preferenze a 10.
Sono molto dispiaciuto che Andrea Frustagli non abbia voluto entrare in giunta: il suo sarebbe stato un contributo valido e, pur nella differenza di alcune nostre posizioni rispetto alle strategie da adottare per la promozione del territorio, un utile apporto dialettico.
Luigi Sanguinettipresidente Struttura Oltrepo Associazione Commercianti della provincia di Pavia
PINAROLO
Il sindaco: atti e delibere
sono a disposizione di tutti
In merito all'articolo apparso sulla Provincia Pavese del 31 maggio dal titolo «Pinarolo, la Giornata del Verde Pulito», senza entrare nel merito e senza la ben minima volontà polemica, vorrei solo precisare che la vita del consiglio comunale e soprattutto quella della comunità pinarolese è assolutamente tranquilla e molto attenta ai vari contenuti amministrativi. Vorrei precisare, altresi, che delibere e atti, come previsto dai nostri regolamenti, sono sempre a disposizione di tutti. Nessun «divieto» dunque e soprattutto nessun rilievo del prefetto.
Del resto, gli atti menzionati dal consigliere comunale Danilo Dara erano stati dati precedentemente alla comunicazione al Comune dell'esposto della minoranza che, per la verità, mirava a far stralciare il bilancio consuntivo dal consiglio comunale che invece è stato regolarmente approvato. E' vero, a Pinarolo non si era mai vista un'opposizione cosi poco attenta ai problemi concreti e poco rappresentativa del paese reale. Comunque la speranza è l'ultima a morire. Noi pensiamo, sempre, ai cittadini e ai loro problemi.
Cinzia Gazzanigasindaco di Pinarolo
IL CAMBIAMENTO
Pavia, tanta nostalgia
per la città che non c'è più
L'ariv d'una sucietà multirasial, / l'ha purtà di scunvulgiment ecesiunal / e in poc temp ha cambià fisiunumia / änca na nosa bèla, vegia Pavia.
La cità, urmai invasa da stanier, / l'ha cambià facia, l'è pü quèla d'ier, / quänd in dal curs girava al Bomba e Arduino / e suta la Lea, cui so medaj gh'era Pierino.
Pavia l'ha pèrs la so pavesità, / la disi sensa malisia, né malignità.
Cumprendi al prublema dl'emigrasiòn, / pär lur prövi sincera cumpasiòn, / però la metamorfosi ch'ha fat la mè cità, / credèm dabòn, l'è düra da acetà!
Sarà fursi parchè mi pär Pavia, / cunservi un sentiment ad gelusia? / Vurarisi in tüti i cantòn, cun tant'afèt, / senti sempar parlà al nostar dialèt!
Perdunèm tüti, se cun malincunia, / porti in dal cör un' altra Pavia!