La stessa angoscia a Pavia
PAVIA.Non è la prima volta che un neonato scompare dalla nursery di un ospedale, come è avvenuto ieri a Nocera Inferiore (Salerno). Negli ultimi 30 anni sono avvenuti alcuni analoghi episodi. In particolare, lo stesso incubo si verificò il 19 novembre del 1983, quasi 27 anni fa, a Pavia, quando, sempre una donna, rapi un neonato di sei giorni nella clinica Città di Pavia. Il giorno dopo, gli agenti della polizia irromppero in un albergo di Garlasco, liberarono il piccolo e arrestano la donna che confessò di aver agito per desiderio di maternità.
Mentre in provincia di Salerno gli investigatori danno la caccia alla falsa infermiera e alla complice, preoccupano le condizioni cui sta andando incontro il piccolo rapito, Luca Cioffi. Senza cibo, nè acqua, un neonato di sole tre ore, «può sopravvivere dalle 12 alle 24 ore», dice Claudio Fabris, presidente della Società Italiana di Neonatologia. «Il messaggio da far arrivare a chi ha preso il piccolo - spiega Fabris - è che possono recarsi in un pronto soccorso e lasciarlo li, anche senza dire niente e in questo modo non gli succede niente. Inoltre, Fabris ha sottolineato che per un neonato cosi piccolo è necessario fare molta attenzione all'ambiente in cui viene tenuto e alla temperatura. «Il neonato dovrebbe stare tra i 18 e i 22 gradi - ha precisato - se si scende sotto questa temperatura può andare in ipotermia». A ciò si aggiunge il pericolo di infezioni se non viene effettuata correttamente la pulizia della zona alla base del cordone ombelicale. «Normalmente basta fare una medicazione con dell'alcol - ha proseguito - ma se ciò non avviene è altissimo il rischio di infezioni. Infezioni che nei neonati tendono a generalizzarsi e trasformarsi in setticemie».
Il questore di Salerno, Vincenzo Roca, ha incontrato i genitori di Luca per rassicurarli sullo spiegamento di forze messo in atto per le ricerche. La cognata, che con Annalisa è l'unica testimone in grado di descrivere la rapitrice, lavora fianco a fianco con gli agenti per l'identikit. Il papà e la mamma di Luca non si danno pace, specie quando nell'ospedale filtrano voci incontrollate sul ritrovamento del piccolo. Fabio a fine serata esce di corsa dall'ospedale, incontra gli investigatori e poi scuote la testa. Dopo poco, rilascia una breve dichiarazione ai media.
«Non ci sono novità, chiedo ai mezzi di informazione di darci una mano a ritrovare mio figlio», dice mostrando a alle telecamere delle televisioni e ai fotoreporter la foto di Luca, scattata con il cellulare subito dopo la nascita e poco prima che il bimbo venisse portato via. Gli occhi lucidi e cerchiati dal pianto, Fabio si limita a sintetizzare cosi lo stato d'animo suo e di Annalisa: «E' un brutto film, che spero si trasformi al più presto in gioia». Poi corre al fianco della moglie.