L'assalto di Jorge al trono di Vale
V acilla il trono di re Valentino. Il paddock della MotoGp ne ha assunto piena consapevolezza lasciando Le Mans, dove Jorge Lorenzo ha trionfato in modo identico a Jerez, inseguendo, acciuffando e sorpassando il pesarese. Indirizzandosi al Mugello, il quesito è lo stesso: domenica riuscirà Rossi a respingere l'assalto del compagno-rivale nel giardino di casa, dove ha vinto nove volte?
Il rapporto del Dottore con la pista toscana, sede del Gp d'Italia nell'epoca moderna del Motomondiale, è qualcosa che va al di là della celebrazione soprannaturale di un luogo semplicemente perfetto per esibire al pianeta la propria superiorità sugli avversari. Il Mugello è un posto speciale, teatro costruito ad arte per esaltare le doti dei campioni: 5.245 metri di asfalto pronti a riassumere le doti richieste a un pilota che sappia domarlo. Accomunando pulizia di guida, concentrazione, astuzia e tre dita di pelo sullo stomaco.
E' cosi che Rossi ha trionfato nella gara tricolore in ben nove occasioni, sette delle quali in MotoGp, ininterrottamente dal 2002 al 2008. Oggi, tuttavia, il pilota di Tavullia ha in Jorge Lorenzo un antagonista pronto a raccoglierne l'eredità e lo preoccupa che a batterlo sia la stessa M1 che ha fatto le fortune recenti del pluricampione in carica.
Uno spauracchio di entità più rilevante rispetto allo Stoner del 2007, capace di annichilire la concorrenza in virtù di una Ducati mostruosamente superiore, la cui potenza era domata con la dovuta continuità dal giovane australiano. Continuità di rendimento mai più sfoderata, qualità che ha invece arricchito il palmarès del Dottore dal suo approdo (era il 2000) nella cilindrata regina. Le tre sole gare del 2010 forse non fanno primavera, la spalla (dolorante) di Rossi può parzialmente giustificare la doppia remuntada di Lorenzo. Ma il maiorchino è l'unico personaggio in grado di sgretolare psicologicamente l'impero del numero 46, la cui carriera dovrà prima o poi imboccare la parabola discendente: in Italia sperano più tardi che mai, tanto più che l'ipotesi non è contemplata, a dispetto dei numerosi test con la Ferrari di F1.
In questo senso potrebbe risultare determinante la maggiore trazione della Yamaha di Lorenzo rispetto a quella apparentemente identica di Rossi, la quale invece scivola sulla ruota posteriore: l'avvicendamento tra i due potrebbe definirsi una naturale conseguenza. Perché in fondo cosi va il mondo. Non si dimentichi però che a fine 2007, battuto in pista e bastonato dal fisco, Valentino ha già saputo rialzarsi una volta, la sola in cui sia stato realmente in difficoltà. E il 'suo" Mugello gli è sempre stato complice.