La politica decida. O non c'è più?
(segue dalla prima)
Siamo felici, forse, di questa possibilità di entrare in possesso di nuove strade, di tangenziali e tangenzialine, di smog e di traffico caotico. Di competere con il meglio del meglio dell'area metropolitana, con i suoi mali che vediamo come beni, con la sua voglia distruttiva che scambiamo come progresso.
Altro che Vernavola. Siamo votati all'autolesionismo. Ci piace andare all'inferno sperando di tornare. Pavia, con il suo sindaco, alza un po' la voce sul piano prossimo venturo. La Provincia precisa e distingue, c'è e non c'è. Insomma, è un po' democristiana secondo i vecchi triti giudizi. La sinistra, invece, è possibilista. Si, ma. E anche no, ma forse il si è opportuno, vediamo. La Lega, con Ciocca, è contraria. Però. I Comuni vicini si dividono. Giussago vuole scoprire le carte, Zeccone, di destra, è contro. Cautela a Certosa. Naturalmente i commercianti insorgono.
Nella bagarre, nella nostra Babele, nessuno sa trovare il linguaggio giusto, chiaro, comprensibile. Nessuno sa parlare come si deve e, soprattutto, noi tutti, come cittadini, come elettori, non riusciamo a comprendere. Dove finiremo? Dove volete condurci? A che gioco state giocando? Sembra di rischiare al casinò, di puntare alla roulette. Tutto è di tutti, tutti avanzano proposte, tutti sperano nel destino. Ma chi fa gli affari sulla nostra testa? Chi ci vuole cosi male? Ecco, la risposta dovrebbe arrivare dalla politica, dalla concertazione, dalla difesa dei nostri valori. La politica è proprio assente, non coordina, non ci rassicura, non trova più la nostra fiducia. Quanti anni di deregulation. Di sordità. Pavia sola e i suoi paesi, quelli attorno, che ne combinano una più grossa dell'altra. Adesso siamo al dunque. La goccia di Borgarello ci potrebbe far annegare. Che la santa Regione dia un colpo, ci salvi.