Market, Pavia alza la voce


PAVIA.Non piace a nessuno, ma nessuno ha il coraggio di bocciarlo apertamente. La 'cura dimagrante" da 40mila metri quadrati non basta a far accettare il megacentro commerciale di Borgarello: basta però ad aprire una falla nel fronte compatto del no. All'indomani della presentazione del nuovo progetto, il sindaco Giovanni Valdes promette di coinvolgere tutti: Provincia, Comuni e associazioni. La promessa, però, non basta e il primo invito a fare presto, prestissimo, è del sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo. «Ero contrario al primo progetto, ora che è stato ridotto ne prendo atto, ma l'impatto resterebbe enorme - taglia corto Cattaneo -. Un centro commerciale a Borgarello condizionerebbe la viabilità e l'economia commerciale del capoluogo: per questo Pavia dovrà essere invitata in Regione alla conferenza dei servizi che deve approvre o bocciare il piano».
E siamo al punto focale: chi decide se si può realizzare alle porte di Pavia un centro commerciale con 14.950 metri di superficie di vendita, con quasi 50mila metri quadrati coperti, una multisala con 6 o 7 cinema, un albergo da 90 camere e decine di altri servizi compresi un planetario e una pista di pattinaggio?
Il Comune deve approvare il progetto che deve essere in linea con le indicazioni del piano regolatore, ma il via libera deve arrivare dalla Regione dopo che in una conferenza dei servizi hanno votato la Provincia, i Comuni coinvolti e le associazioni.
«L'iter amministrativo è fermo alla compatibilità urbanistica - spiega il consigliere regionale leghista Angelo Ciocca che fa parte della commissione attività produttive -. Premesso che non può esistere un progetto di questo tipo senza un preventivo coinvolgimento di tutte le associazioni di categoria, degli amministratori locali, dei sindaci e dei sindacati, mi permetto di avanzare dei dubbi sull'utilità di un'iniziativa di questo tipo. In Lombardia non si sente la necessità di nuovi centri commerciali: sarebbe meglio perseguire la strada che porta a valorizzare le attività commerciali consolidate nel tempo nei centri storici».
Più cauto il consiglere regionale del Pdl Vittorio Pesato: «Niente fughe in avanti prima di un confronto con le associazioni di categoria. Nei prossimi giorni credo sia opportuno convocare un tavolo provinciale con i sindaci dell'area e le associazioni».
Molto cauto sul centro il consigliere regionale del Pd Giuseppe Villani che, però, attacca la Provincia: «Nessuna bocciatura ideologica - premette -. Detto questo, stupisce che la Provincia non abbia una posizione netta: è la Provincia che dovrebbe occuparsi di programmazione, e non solo per la grande distribuzione, ma anche per l'impatto sul territorio. Quanto al progetto, siamo solo ai preliminari: serve molto prima che il piano sia chiaro». Tira in qualche modo le fila il presidente della Provincia Vittorio Poma: «C'è stato forte ridimensionamento del progetto che comporta un minore impatto - esordisce -. Ora si deve capire quali sono i vantaggi in termini di opere pubbliche: il nostro parere è subordinato alla realizzazione di una variante per Certosa. E non penso a una 'tangenzialina", ma ad un collegamento che connetta la nuova viabilità alla tangenziale di Pavia: senza un progetto di questo tipo, non ci sediamo nemmeno al tavolo. Il secondo punto è la concertazione con gli esercenti locali: va bene creare occupazione con i grandi centri, ma è indispensabile tutelare l'occupazione esistente, magari offrendo condizioni di favore per accogliere in una eventuale galleria commerciale i negozi danneggiati. Il terzo punto riguarda il ruolo di Pavia: il capoluogo non può e non deve essere escluso dal processo decisionale in Regione».

Stefano Romano