Basso, il secondo Giro profuma di bucato


VERONA. Finale col botto. Ivan Basso incrementa il suo vantaggio su Arroyo e vince il suo secondo Giro, quello che profuma d riscatto e di bucato. Il compagno Nibali respinge l'assalto di Scarponi al terzo posto. E' stato il Giro della Liquigas Doimo, nel bene e nel male.
Liquigas equipe-Penelope di questa 93ª edizione: alla crono di Cuneo tesse la maglia rosa, poi, a Montalcino, ma soprattutto all'Aquila, ne disfa (prima sfortunatamente, poi dispettosamente) orito e trama. Alla fine, costretta ai super-straordinari, rimette insieme la preziosa stoffa. Il Giro viene vinto dall'unica squadra con un capitano. E dall'unico capitano che ha una squadra. Chi ha dubbi, chieda a Evans o alla Caisse d'Epargne.
L'uomo senza dubbi.La Liquigas è «la squadra» del Giro e Ivan Basso ne è il profeta. Lo dice lui stesso: la squadra lo guarda e sente che lui è il leader, che lui farà la cosa giusta. Tutti per Ivan e Ivan per tutti: oggi un complimento ad Agnoli, domani a Vanotti, dopodomani a Dall'Antonia. E quando sente minacciato la futura leadership ma non può far finta di nulla, ovvero con Nibali, fa il padre nobile (a proposito, a giochi fatti annuncia che diventerà papà per la terza volta) e incorona il delfino. Basta che il siciliano accetti tempi lunghi e non gli dia 3' a ogni discesa. Un condottiero determinato, un uomo senza dubbi, il varesino. Un ragazzo (32 anni, due passati in stand-by) che se la ride a sentir dire che l'intelligenza coltiva soprattutto dubbi. Pizzicato nell'Operacion Puerto, disse, da pretone, che il suo non era doping ma «intenzione di». Non fece nomi, non si fece nemici. Rimise in piedi l'autostima, la Liquidas lo prese. Ha saltellato sul posto un anno, poi è tornato: pulito e disposto a ricostruire, insieme all'onore, anche la proprie capacità di soffrire. Un anno in bici e rieccolo.
Un solo capitano.Il Giro era suo già dalla partenza. Eliminato il problema del secondo capitano Pellizotti, a casa «per discrepanze sul passaporto biologico», con Nibali è valsa la differenza d'età e di carisma. Al resto ci ha pensato - regalandoci anche il thrilling - l'unica squadra del Giro, la sua. Alla fine ha chiuso i conti patteggiando il podio di Arroyo (il più miracolato e bravo tra gli «aquilani» che avevano intascato il bonus-fuga di 11') con la non belligeranza sul su-e-giù del Gavia.
L'altro mondo.Ma mentre il vecchio ciclismo eurocentrico difende le posizioni, galoppa quello dell'Altro Mondo. E' australiano il vero competitor di Basso, il campione del mondo Evans, che però al Giro non ha squadra. Viene dalla Tasmania Porte, in rosa 3 giorni e che vince la maglia dei giovani; sono americani, neozelandesi, australiani i vincitori di tappa. Aspettando i cinesi.

dall'inviato Antonio Frigo