«Ci aiutino a tutelare l'Oltrepo»

CANNETO.«Di fronte ad una situazione cosi delicata e complessa non è certo il momento di cercare colpe ma piuttosto di rimboccarci tutti le maniche, per salvaguardare questo territorio». Questa la convinzione dei vitivinicoltori, chiamati in causa dal prefetto, durante un convegno sul dissesto organizzato dal Rotary Oltrepo alla Certosa Cantù di Casteggio. Un'indagine della Forestale metterebbe in luce il rapporto tra frane di ultima generazione, quelle superficiali, e la cattiva regimazione delle acque da parte delle aziende.
«E' innegabile che gli agricoltori, in quanto gestori del territorio, abbiano le loro responsabilità - ammette Andrea Picchioni, titolare dell'omonima azienda a Campo Noce di Canneto - ritenendo, però, che i terreni lavorati più che frane causano erosione superficiale e che i vigneti coltivati a ritocchino (in verticale) ma inerbiti, sono meno soggetti a frane rispetto a quelli a giropoggio (in orizzontale), come dimostrato dai disastri del 2008 nelle Langhe». «Pertanto - aggiunge Picchioni - attribuire ad alcune lavorazioni degli agricoltori la responsabilità del dissesto idrogeologico è piuttosto riduttivo. Forse è il caso di cercare concause più sostenibili: per esempio basta un temporale per trasformare le strade di collina in torrenti a causa della dell'occlusione o della mancanza di fossi. In questi casi l'agricoltore può fare ben poco. Una politica di gestione del terriorio che da più di 50 anni, per diversi motivi predilige grandi interventi ad una logica di manutenzione, accetti una volta tanto di fare un'autocritica. Serve una puntuale regimentazione delle acque dal fosso più piccolo a quello più importante». «Si guarda ai vigneti, ma non dimentichiamo i danni che derivano dagli incolti - evidenzia Maria Teresa Quaquarinidell'omonima azienda di Canneto - oltre ad essere fonti di malattie, mancano di adeguati sistemi di scolo delle acque. Per mettere in sicurezza le nostre zone sono necessari lavori troppo onerosi per le aziende - spiega - nonostante ciò, le istituzioni non ci agevolano: abbiamo un trattamento penalizzante rispetto ad altri comuni dell'Oltrepo Pavese anche se a parità di caratteristiche paesaggistiche».
«Senza trascurare che - conclude Maria Teresa Quaquarini - il perdurare di questo andamento congiunturale negativo per l'economia e burocratico, porterà inevitabilmente ad un ulteriore abbandono delle nostre colline». «Gli agricoltori hanno il dovere di rispettare le regole ma Stato, Regioni e Provincia non possono esimersi dal fare la loro parte con interventi per le aziende che, da sole, non possono sopportare ulteriori costi per la manutenzione dei fossi», interviene Fabiano Giorgi, contitolare dell'omonima azienda e vice presidente del Consorzio. Dello stesso avviso anche Corrado Maggi, presidente della Cantina Cooperativa di Canneto che ha aggiunto: «E' si cambiato il sistema di coltivazione della vite, ma è sempre più frequente l'inerbimento che impedisce lo scivolamento del terreno, piuttosto, è cambiata l'intensità delle precipitazioni». (p. r.)