Accusa di sequestro di persona A giudizio il protettore albanese

VOGHERA. Lui era innamorato. Ma non sapeva che lei, di professione, facesse la prostituta. E non immaginava neppure che il loro comune amico non fosse tale, bensi il protettore di lei. Una brutta storia che adesso arriva in tribunale.
A processo - con le pesanti imputazioni di sequestro di persona e sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione - finisce quello che il trentacinquenne vogherese credeva fosse un amico: ossia Irido Ndoci, ventisette anni, attualmente irreperibile, albanese che nel 2005 frequentava Voghera, oggi difeso dall'avvocato iriense Roberta Russo.
La storia, che poi sarà meglio ricostruita in aula, è più o meno questa. Siamo nel 2005 e questo trentacinquenne vogherese conosce una giovane albanese. E' carina, si spaccia per una studentessa o qualcosa del genere. Sta di fatto che i due prima fanno amicizia, poi s'innamorano. O almeno, s'innamora il vogherese. La ragazza, qualche tempo dopo, gli presenta un suo amico, appunto Irido Ndoci, il quale probabilmente trova alloggio nella casa dell'italiano, in via Emilia. Apparentamente, niente di strano, se non il fatto che la sera la ragazza, una volta con una scusa, una volta con un'altra, esce con l'amico albanese... Dove vanno? Secondo le accuse, Ndoci avrebbe accompagnato la donna a prostituirsi. Capita anche che, per una storia di soldi, la donna e Ndoci litighino e lui la trattenga nella casa di via Emilia, contro la sua volontà, per più di 24 ore.
Alla fine, la ragazza lascia l'italiano e l'albanese e racconta la sua vicenda alla polizia, probabilmente per «affrancarsi» dal protettore e fuggire. Sta di fatto che la polizia svolge le sue indagini e, alla fine, denuncia Irido Ndoper favoreggiamento della prostituzione e sequestro di persona. Imputazioni che ora dovranno essere provate in tribunale. (f.ma.)