«Lavorava tutto il giorno, che destino orribile»

MONTICELLI.«Un uomo buono, onesto e un gran lavoratore». Sandra Negri trattiene a fatica le lacrime, commossa da una notizia tragica e inaspettata. La donna abita a poche decine di metri dall'azienda agricola in via Cascina Umellina Bassa, su una strada sterrata che porta alle case dei contadini. Dalla sua abitazione basta scostare l'uscio di ingresso per vedere le finestre degli appartamenti dei dipendenti dell'azienda agricola Padana, dove alloggiava anche Ambrogio Invernizzi e dove, da ieri, c'è una catena con un lucchetto a impedire l'accesso. Ci viveva da solo, Ambrogio, in quella casa di cortile con le finestre verdi, a pochi passi dalle stalle dove trascorreva la maggior parte delle sue giornate e delle sue notti.
«Mi capitava di vederlo spesso, passando vicino alle stalle - racconta la signora Negri -. Lui curava le bestie. So che non usciva molto, lavorava come un matto dal mattino alla sera in azienda, magari andava in centro solo per comprarsi il pane e andare in qualche negozio». E in paese, al bar centrale vicino al municipio, sono in tanti a confermare questa descrizione. «Non lo vedevamo quasi mai - dice un uomo sulla sessantina, seduto al tavolino -. Ambrogio non era il tipo da venire al bar. Magari veniva in centro in bici giusto per fare la spesa, niente di più».
Ad accompagnarlo al supermercato, spesso, era la sua compagna romena, Cristina Brandeu. «Stavamo insieme da sei anni - spiega la donna -. Ma proprio oggi dovevamo andare a Pavia a fare una visita dall'otorino, perché Ambrogio era quasi del tutto sordo e stava tentando di mettere l'apparecchio. Non ci sono parole per descrivere quello che si prova in questi momenti. Morire all'improvviso e in questo modo, poi, aumenta il dolore. Preferirei sapere che ha avuto un malore e che è caduto nella vasca quando era già morto, e non soffocato dal letame. E' un'idea che non si può accettare». (m. fio.)