La crisi frena anche la riduzione di Co2

ROMA.E' tutta in salita la strada per aumentare dal 20 al 30% l'obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di C02 entro il 2020. Proprio alla vigilia di un suo intervento in questo senso, Francia e Germania hanno gelato le ambizioni della commissaria Ue al clima, la danese Connie Hedergaard. «Siamo preoccupati per la proposta della Commissione di passare ad un impegno unilaterale di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra dal 20 al 30 per cento», hanno detto in un incontro stampa congiunto a Bruxelles il ministro tedesco dell'Economia, Rainer Bruderle, e il ministro francese dell'Industria Christian Estrosi.
La posizione franco-tedesca raccoglie le inquietudini espresse dagli industriali europei, Confindustria inclusa. Per l'Alleanza europea delle industrie più energivore, quelle siderurgiche (Eurofer), il passaggio dal 20 al 30% di calo di C02 provocherebbe una perdita secca di attività e di posti di lavoro. La Hedergaard, che ha presieduto la conferenza sul clima di Copenaghen, per ora resiste sulle sue posizioni. «Il documento rappresenta un punto di partenza per un dibattito complicato», è la sua posizione. «Non contiene decisioni, ma analisi».
Nel documento si sostiene, fra l'altro, che l'obiettivo concordato nel 2007 per una riduzione del 20% «non è più sufficiente» rispetto alla dilagante concorrenza delle economie di Usa, Cina, Corea del Sud, cioè solo alcuni dei principali investitori della cosiddetta «rivoluzione verde». E se l'Europa vuole continuare a essere competitiva dovrebbe rialzare la posta, al di là dei negoziati internazionali in corso. Secondo l'analisi della Commissione Ue, la crisi ha ridotto le emissioni e il prezzo del carbonio: dai risultati preliminari dello studio emerge che arrivare ad un obiettivo del 30% di taglio delle emissioni è «tecnicamente fattibile e economicamente possibile».