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IL CASO DELLE AREE
Vernavola, la perequazione
non fa per Pavia

«Sono a rischio le alternative all'esproprio per acquisire aree vincolate». L'allarme, dell'architetto Federico Oliva, punta l'indice su due sentenze del Tar del Lazio (n. 1254/2010 e n. 2383/2010) che stanno turbando i sonni di molti amministratori comunali. In sostanza, il Tribunale amministrativo laziale ha stabilito che, senza un preventivo intervento legislativo, la perequazione è illegittima, non essendo possibile rinvenire «alcuna fonte legislativa che autorizzi una riserva di proprietà fondiaria alla mano pubblica in assenza di specifica normativa primaria e delle garanzie previste dalla Costituzione».
Nell'attuale ordinamento troviamo «il potere conformativo (che consente di modellare le costruzioni mediante indici, limitazioni, ecc.) e il potere espropriativo, ma non esiste in via generale l'ibrido costituito dal meccanismo in esame», cioè dalla perequazione.
Per la verità, la maggior parte dei Comuni che finora se ne sono valsi perseguivano esclusivamente l'interesse publico: procurarsi aree per scuole, teatri, ospedali, asili, parchi, giardini, dando modo al proprietario dell'area di edificare su una parte di essa o altrove. I Comuni spesso hanno localizzato gli interventi in aree di completamento o di espansione prive di valenze ambientali.
Differente è il caso di Pavia, città dove la perequazione è intesa prevalentemente a favore della rendita fondiaria privata, come ha in sostanza rilevato l'architetto Alessio.
Nel Parco della Vernavola o nel Parco Visconteo non vi è alcuna necessità di ricorrere alla perequazione, data la presenza di vincoli paesistici che, se applicati correttamente, eviterebbero qualsiasi edificazione. Si tratta di terreni agricoli di enorme estensione che, se acquisiti dall'ente pubblico, comporterebbero oneri di manutenzione insostenibili oppure un rapido degrado del suolo.
Per questo motivo il legislatore, democraticamente eletto per perseguire gli interessi generali di tutti i cittadini lombardi, ha escluso tassativamente la perequazione nelle aree agricole e in quelle non soggette a trasformazione, come i parchi naturali, agricoli e il verde attrezzato, le zone di rispetto, eccetera.
A Pavia si è preteso di anticipare la legge urbanistica in materia di perequazione e di continuare ad osservarla dopo l'entrata in vigore di una legge regionale che ne esclude l'applicabilità anche nel verde attrezzato e - soprattutto - nelle aree soggette a vincolo paesistico. Anzi, la si è consentita persino nelle fasce fluviali soggette a esondazione, nelle aree di rispetto stradale o ferroviario o cimiteriale, nel Parco del Ticino e della Vernavola, mediante traslazione dei volumi.
Nel verde attrezzato e in tutti gli altri parchi - compreso il Visconteo - si è ammessa la perequazione con edificazione in loco. Si sono persino distinte, nell'ambito dell'area valliva, una zona a verde attrezzato perequabile ed edificabile e una zona a parco inedificabile!
Nell'area valliva della Vernavola si contano già 12 recenti lottizzazioni. Quante se ne aggiungeranno nel Parco Visconteo? Quali saranno i danni arrecati all'agricoltura? A cosa servono nuove case in una città in evidente decremento demografico? Chi può ancora credere che la rendita fondiaria sia il motore dell'economia dopo il disastro arrecato dalle bolle immobiliari americane e spagnole? Ma questo è un altro discorso.
avv. Franco MauriciPavia

VIGEVANO, IL NOME
«Mercato Sforzesco»
sempre per i prodotti locali

Complimenti all'assessore Mauro Facchini per avere ripreso l'idea del mercato agricolo di prodotti locali a Vigevano e per la scelta della nuova sede in piazzetta San Dionigi.
Ci sono tuttavia alcuni aspetti che non mi convincono, probabilmente dovuti a carenza di informazioni e al non avere coinvolto o semplicemente sentito gli ideatori (non gli organizzatori).
L'anno scorso l'analoga iniziativa era stata chiamata «Mercato Sforzesco»: perchè non mantenere tale denominazione caratterizzante, che i frequentatori già conoscono e che ha il vantaggio di essere turisticamente di richiamo? Certo la scelta di «Campagna amica» si collega a Coldiretti, ne è una sua diretta emanazione. E senza Coldiretti anche l'anno scorso il «Mercato Sforzesco» non si sarebbe potuto svolgere. Tuttavia è un po' troppo marcata.
Proprio l'esperienza dell'anno scorso aveva mostrato dei limiti o comunque delle questioni che dovevano essere affrontate per migliorare l'iniziativa. Per esempio, il poter estendere e soprattutto comunicare la partecipazione effettiva agli altri produttori agricoli non iscritti a Coldiretti.
Inoltre l'anno scorso non era stato superato il problema di trovare uno spazio ai tanti artigiani della provincia di Pavia e specialmente della Lomellina attivi con riconoscimenti nazionali nel settore dei prodotti tipici, pur non essendo coltivatori diretti. L'anno scorso aveva avuto successo lo spazio dedicato alle condotte di Slow Food, la cui condotta di Vigevano e Lomellina è molto attiva. Altre questioni che dovevano essere affrontate: lo spazio e il coinvolgimento dei produttori di biologico in quanto Pavia è tra le province italiani che ha la più alta presenza di tali coltivazioni e aziende. Anche i Gas (gruppi di acquisto solidale) sono realtà da tenere in considerazione e da coinvolgere.
Proprio il mancato coinvolgimento degli ideatori del «Mercato Sforzesco» (sono tra questi) e delle realtà altre rispetto a Coldiretti, mi sembra l'aspetto debole di questa pur lodevole iniziativa. L'assessore sicuramente sa che a settembre ci sarà una manifestazione nazionale sul riso in Castello con Slow Food nazionale su cui sta lavorando l'Agenzia di Sviluppo Territoriale, realtà cittadina tra che l'anno scorso aveva svolto un ruolo importante. Il mantenimento della denominazione «Mercato Sforzesco» sarebbe, anche considerando tale evento, sarebbe quanto mai opportuno.
Mario CantellaVigevano

SPONDA BIANCONERA
Moratti ha vinto, va bene
ma adesso basta interismi

God save Inter! Estenuato, che dire, prostrato, genuflesso, mi rivolgo a un giornale del libero pensiero pavese per dire: basta! Non ne posso più dell'Inter, degli interismi, dei Gad Lerner, dei Maurizio Mannoni, dei Mentana, dei Ruggeri, dei Vecchioni, dei Beppe Severgnini e di tutti quanti ci ammanniscono la loro interità. Non ne posso più della filosofia a strisce nerazzurre.
Va bene, hanno vinto al Bernabeu. Ma, per l'amor di Dio (che, come tutti sanno, quando creò il cielo e la terra era solo bianconero), non è l'Italia, non è il nostro Bel Paese, l'Inter è un surrogato di vana e sproloquiante prosopopea. Perché ci affliggono, ci impongono una loro presunta inesistente superiorità. Hanno costruito una bazzecola di leggenda che, nello stesso giorno del supposto trionfo, frana miseramente a terra.
Come neppure il Tempio dei Filistei prima che crollasse per il fatale scuotimento di colonne di Sansone. Mourinho detto Mou (come la caramella che masticavo da bambino) o Zerotituli abbatte il tempio prima di aver finito di costruirlo. Se ne va, lui! E se ne andasse davvero, non dico dove, non dico come. Vuole essere come Enrico VIII, lui, come Napoleone, e invece è uno che sputa nel piatto che gli era stato lautamente offerto.
Fa il gran rifiuto, lui, per ribattere cassa, a noi, perché il conto in petrodollari alle sue follie degne di un Nerone lo paghiamo anche noi. E Milito, il caccicco argentino, che la notte stessa, accarezzato da mazzi di microfoni, che ti fa? Lancia messaggi e batte cassa.
Ma tant'è, soffriremo ancora, ci sono riservati ancora ben altri calici amari, perché quando l'amata Juve dovesse davvero risorgere dalle sue e nostre sciagure, se la comprerebbero loro. Si, tutta quanta, in blocco, in saldo. Marceranno sull'autostrada Milano-Torino, saliranno sulla statua equestre di Emanuele Filiberto-Testa di Ferro in piazza San Carlo, isseranno le loro barbariche bandiere a strisce nero-azzurre. Dovremo sopportarli ancora a lungo, a meno che non ci facciamo noi il nostro campionato senza di loro. E non ci sarà nemmeno un novello Verdi a scrivere per noi un Coro del Nabucco.

Sisto Capra / Pavia