IL VERO MCEWEN L'AVREBBE VINTA FACILE

Ci voleva un mezzo pistard, oppure una squadra dedicata come l'ha avuta lo statunitense, per battere Farrar ieri. La corsa si è decisa in un finale quasi in circuito, come le tappe che - appunto, da pistard - preferivo io. Si tratta di non aver paura, di saper guidare la bici e di non tirare mai i freni. Invece ho visto, nelle riprese dall'alto, una sontuosa incertezza di Sabatini.
Magari il Liquigas Doimo non avrebbe vinto comunque, ma resta il rammarico di non averci creduto fino in fondo. Una volta un McEwen non si sarebbe fatto tenere al quarto posto: l'avrebbe vinta fcilmente, una tappa con questo finale da «la va o la spacca». Inutile poi parlare della delusione Greipel: non delude chi non ha mai illuso, dall'inizio del Giro, come sta facendo il tedesco.
Oggi ripiove, a quanto pare. Oggi c'è una tappa lunga, la più lunga, e nessuno, delle squadre di rincalzo, può permettersi di controllarla per portarla alla volata in rampa all'Aquila.
Tanto meno può permettersi di farlo la Lampre, che in questi giorni ha sprecato molto e che, pure, l'uomo giusto per quella rampa ce l'ha. Cunego, su quella salitella, vale un Evans e uno Scarponi. Ci vorrebbe una santa alleanza, tra la squadra di Damiano, ad esempio, quella della maglia rosa. Ma chi ci guadagna davvero, tra i due?