Caja, impresa compiuta
PAVIA.E tre. E' la terza volta che Attilio Caja subentra in panchina e porta la squadra all'obiettivo: la salvezza a Roseto, i play off a Milano (fino alla semifinale) e di nuovo la salvezza a Cremona. Non chiamatelo però «salvatore della patria» perché l'allenatore pavese in carriera ha anche centrato nove volte i play off partendo dall'inizio: sei a Roma, poi Pesaro e due volte a Milano. In questa stagione ha superato le 600 panchine in serie A.
Arrivato l'11 febbraio per sostituire Cioppi, Caja ha chiuso la stagione con il 50% di successi: sei su dodici partite, una media da play off. «E' stata difficile - spiega - perché c'era poco tempo, la squadra aveva il morale basso e il calendario ci proponeva subito delle partite chiave». Caja ha ripreso la squadra per i capelli e ha fortemente voluto l'acquisto dello sloveno Milic: «Qualcuno ha storto il naso perché non giocava in Italia dal 2006 - dice Caja, che domani compirà 49 anni - ma le sue caratteristiche erano quelle che ci servivano, cioè una maggiore presenza dentro l'area e un lungo che fosse anche un buon passatore».
Non è stata una passeggiata. Dopo la sconfitta in casa con Ferrara all'esordio (82-83), Cremona ha perso in volata con Milano e Caserta pur giocando bene. «Sconfitte cosi possono demoralizzarti - spiega Caja, che ha cominciato ad allenare tra i professionisti nel 1992 sulla panchina di Pavia - . Quella con Milano (78-81) soprattutto, perché Ferrara aveva vinto a Cantù. In quella settimana abbiamo ricaricato le pile e la domenica dopo siamo andati a vincere a Bologna. Tre sono state le vittorie chiave, con Biella a fine febbraio (75-68), con Pesaro a inizio aprile (98-94) e a Bologna il 25 (65-68)».
Per ora Caja non pensa al futuro. «Stiamo ancora festeggiando la salvezza - dice l'allenatore che ha in bacheca anche l'argento con la Nazionale ai Giochi del Mediterraneo 1997 - . Qualunque decisione sul futuro va presa con la testa, non sull'onda dell'entusiasmo per un risultato appena ottenuto. Dopo 600 partite di serie A non ho nessuna fretta, cerco un progetto». (cla.mal.)